Quei «150 asili islamisti» solo a Vienna

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Il reportage da Vienna di Tonia Mastrobuoni pubblicato oggi su Repubblica è doppiamente esemplare. Innanzitutto per il titolo. Quello scelto dal quotidiano romano per l’edizione cartacea è infatti: “Neonazisti al posto degli operai. Così ‘Vienna la rossa’ diventa capitale dell’estremismo”. Appena un po’ meglio quello apposto all’edizione online: “L’Austria va a destra, Vienna ‘la rossa’ diventa capitale dell’estremismo”.

«PROSPETTIVA DRAMMATICA». Naturalmente il reportage racconta come si vive nella capitale austriaca la grave crisi di governo in atto nel paese dopo che il cancelliere socialdemocratico Werner Faymann si è dimesso per «trarre le conseguenze» – scrive Tonia Mastrobuoni – dell’avanzata registrata alle recenti elezioni dalla «destra anti immigrati». Infatti l’articolo spiega in lungo e in largo come «a Vienna interi quartieri stanno passando armi e bagagli all’ultradestra di Heinz-Christian Strache», che sarebbe per Repubblica «una prospettiva drammatica».

«INTEGRAZIONE PARZIALMENTE FALLITA». Ma è proprio quando Repubblica cerca di spiegare perché una vittoria della destra rappresenterebbe un dramma, che il reportage esprime il suo secondo lato emblematico. La Mastrobuoni infatti nota che non è un caso se «aumentano le pressioni dell’ultradestra». Questo dramma accade per un motivo, un motivo al quale forse i “rossi” da sempre al governo a Vienna non sono del tutto estranei: la destra guadagna consensi proprio «mentre cominciano a emergere i problemi di un’integrazione parzialmente fallita».

150 ASILI SALAFITI. Con buona pace dei redattori di Repubblica, ecco di seguito un passaggio dell’articolo che forse avrebbe meritato una qualche evidenza nella titolazione, magari un po’ più dei termini “diffidenza e convivenza difficile” contenuti nell’occhiello:

«Uno dei nodi che stanno venendo al pettine è che la giunta socialdemocratica ha preferito spesso, come dimostra il caso di Kurt, spazzare i problemi sotto il tappeto. L’assistente sociale cinquantacinquenne non può dirci il suo nome per questo, “perché siamo obbligati a parlare bene dell’integrazione, a nascondere ufficialmente i problemi, a raccontare la favola dei musulmani che si integrano”. Ma qualche crepa, ultimamente, è emersa. Un’inchiesta recente ha avuto l’effetto di una bomba sulla politica austriaca, già scossa dalla crisi migratoria dell’ultimo anno. Un professore di pedagogia viennese, Edna Aslan, ha rivelato in uno studio commissionato dal ministero dell’Interno l’esistenza di circa 150 asili islamisti, nella capitale. Diecimila bambini vengono educati da gruppi di salafiti, dai Fratelli musulmani e da altre organizzazioni simili, ad introiettare i precetti dell’Islam più radicale. In questi asilo si parla quasi solo in arabo o turco, si insegna ad evitare la cultura pluralista europea, si impara a memoria il Corano, a disprezzare le donne. “A volte, per strada, questi ragazzini di cinque anni fermano le donne senza velo e le insultano”, racconta Kurt».


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