Quante possibilità ha Renzi di vincere le primarie del Pd? Zero (e lo sa anche lui)

Mettiamo subito le cose in chiaro: Matteo Renzi non ha nessuna possibilità di farcela. In una corsa a tre con Pierluigi Bersani e Nichi Vendola il sindaco di Firenze viene accreditato dai sondaggi di una quota intorno al 25%. Il patto di sindacato che il Pd ha stretto sul nome del segretario per ora non teme il risultato delle urne. Anche Vendola, che pur drena voti anche a Bersani, sottrae consenso a Renzi, e potrebbe raggranellare una percentuale vicina al 20%. Il leader dei rottamatori è conscio che la sua è una battaglia a perdere. Eppure, a leggere i primi dati, sembra si sia innervosito. La sua è una partita che si gioca tutta all’interno del partito.

Se riuscisse ad ottenere un risultato intorno al 30%, e contemporaneamente Bersani scendesse sotto il 50%, a quest’ultimo andrebbe senz’altro l’investitura da premier in pectore, ma Renzi potrebbe iniziare a tessere la tela i cui prodromi si scorgono già da oggi all’orizzonte. Il sindaco di Firenze mira a porsi come leader della minoranza interna dei Democratici, raggranellando dietro di sé tutte le componenti di minoranza insofferenti alla leadership bersaniana. E lo può fare solamente se la sua sconfitta si manterrà entro un determinato confine.

Anche in quel caso, osservano alcuni dirigenti di largo del Nazareno, l’operazione sarà complicata. Un conto è la caleidoscopica battaglia per il consenso del popolo di centrosinistra. Un altro è convogliare il voto della maggioranza dei delegati del partito sotto il suo nome. Tutto questo solo dopo essere riuscito a trovare un punto di sintesi tra le varie anime del corpaccione piddino ostile a Bersani.

Renzi ha iniziato da quell’ala del partito che auspica un centrosinistra che raccolga l’eredità del governo Monti. Enrico Morando, Marco Follini, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti , Umberto Ranieri, Giorgio Tonini e Pietro Ichino entro fine mese dovrebbero ufficializzare il loro sostegno al giovane amministratore. Non basterà a sancirne la vittoria, ma è un segnale politico da non sottovalutare.

«Renzi dovrebbe puntare a vincere il congresso – spiega un dirigente piddino – È un’operazione ardua, ma come fai a cambiare tutto come ha fatto Tony Blair in Gran Bretagna se non hai la maggioranza dei tuoi al seguito?».

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