Quando Madre Teresa visitò la Cecoslovacchia comunista

Tra gli «archivi del mese» messi online dall’Istituto ceco per lo studio dei regimi totalitari, c’è il breve resoconto dedicato alla visita che Madre Teresa fece a Praga e Brno, invitata dal cardinal Tomášek, nel novembre 1984. La religiosa si fermò nell’allora Cecoslovacchia dal 9 al 12 novembre, e la sua visita servì anche per valutare la disponibilità delle autorità comuniste a concedere l’apertura di una casa per alcune religiose, in segno di riconoscenza per gli aiuti inviati dalla Chiesa ceca ai bambini poveri dell’India.

Nel paese mitteleuropeo le suore erano finite nel mirino del regime in varie ondate: innanzitutto nei primi anni ’50 quando si usavano ancora le maniere spicce, poi dopo il ’68 con metodi più sofisticati. Nell’intero quarantennio totalitario, tuttavia, il problema principale fu uno solo: possiamo anche relegare le suore a lavorare nelle fabbriche lontane dai centri abitati in modo che non siano a contatto con la gente, possiamo costringerle a indossare abiti civili, ma se le togliamo dagli ospedali e dalle case di riposo, chi assisterà i malati, i disabili, gli anziani?…

Secondo i rapporti della Divisione X del ministero degli Interni, che si occupava della lotta contro il «nemico interno», Madre Teresa atterrò a Praga alle 12.30 accompagnata da suor Maria Monica Gomes. L’anziana suora era «vestita con un abito indiano di colore bianco sul quale indossava un golf azzurro, e calzava sandali marroni. Portava con sé una borsa di tela verde», e fu accolta «da 5 uomini, 3 donne e due bambini». Fin qui le informative della polizia politica. Per sapere qualcosa di più sul contenuto della visita, dobbiamo affidarci ai bollettini cattolici del samizdat.

Madre Teresa visitò il duomo della capitale e la chiesa del Bambin Gesù, fu presente alla messa in Sant’Ignazio, una delle più belle chiese barocche, durante la quale le fu chiesto di rivolgere un breve discorso ai fedeli. «Manteniamo un cuore limpido, puro, sincero, per poter amare quanto più possiamo il Signore Gesù», che «vuole che ci amiamo gli uni gli altri come lui ama ciascuno di noi. Quando guardiamo la Croce, riconosciamo come Gesù ci ha amato, e quando ci avviciniamo al tabernacolo comprendiamo quanto ci ama ora». «Non è importante quanto diamo, ma quanta carità mettiamo in ciò che diamo». La religiosa esortò quindi i fedeli ad essere esempi vivi della carità divina che «comincia in famiglia, pregando assieme… Dove si fa esperienza della presenza di Dio? In primo luogo nelle vostre case. Qualsiasi cosa fate a qualcuno in famiglia, lo fate a Gesù».

«Pregherò – concluse – perché possiate crescere nella carità, ma anche voi pregate per noi perché possiamo crescere nella carità ai più poveri dei poveri, e perché le nostre suore possano venire anche qui a portare la carità agli ultimi». Sant’Ignazio – conclude la rivista samizdat – era stracolma di persone, soprattutto giovani, entusiasti della presenza di Madre Teresa, e il tutto si ripeté il sabato mattina prestissimo, quando alle 6.15 la chiesa era di nuovo piena, «e la preghiera contemplativa della Madre fu di esempio per vivere l’Eucarestia in raccoglimento».

Da Praga si diresse poi a Brno, ospite delle francescane che furono colpite da come la suora portasse dei sandali leggeri anche in quei freddi giorni di novembre, e dormisse sul pavimento accanto al letto che le era stato preparato. «La sua permanenza – riportano le informative dei servizi con il solito linguaggio a metà tra l’involuto e la stizza – è stata sfruttata per realizzare le intenzioni del nemico esterno ed interno dirette a ridestare i credenti e a divulgare le iniziative caritative degli ordini religiosi». Il sistema non poteva fare a meno delle suore, ma non accettava l’idea che agissero per carità cristiana. «Al contempo è apparso evidente che l’arrivo di personalità religiose importanti suscita il profondo interesse dei credenti che così rafforzano la propria consapevolezza nella vitalità, nelle possibilità e nella capacità della Chiesa cattolica romana». Era insomma una testimone scomoda che poteva affascinare molti.

Sei anni dopo, dissoltosi il regime comunista, il presidente Havel invitò Madre Teresa di nuovo a Praga – un mese dopo Giovanni Paolo II, – e le mise a disposizione finalmente una sede per le sue suore. Ne parlò in una delle trasmissioni radio settimanali: «È una casetta dove quattro suore si occuperanno di 15-20 malati terminali, ma da quell’ambiente si diffonde qualcosa che agisce poi concretamente su tutta la società, queste case diffondono tutt’intorno una tale umanità…». Negli anni successivi, nella neonata Repubblica Ceca le Suore della Carità hanno aperto altre case, e intanto si contano grazie a loro anche decine di conversioni. E dire che nell’84, presso il Comitato popolare moravo, le avevano descritto il socialismo come il migliore dei mondi possibili – al che lei, candidamente, aveva risposto: «Ma di carità non ce n’è mai abbastanza…».

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