Qualcuno riporti Enrico Letta nel mondo reale

Enrico Letta
Il segretario del Pd Enrico Letta (foto Ansa)

Su Startmag Maria Cristina Antonucci scrive: «Da tempo – almeno da quando Draghi ha accettato, su richiesta del presidente Mattarella, l’incarico per formare un governo di natura tecnica e con un mandato molto chiaro (campagna di vaccinazione e capacità di impegno dei fondi del Pnrr) con il supporto di quasi tutti i partiti rappresentati in Parlamento – nel sistema istituzionale c’è chi, conoscendo il prezzo del sacrificio dell’ex governatore della Bce, studia le modalità per organizzare la staffetta tra Mattarella e Draghi. Segmenti di staff di Palazzo Chigi si dedicano a questo tipo di lavoro di raccordo con il Parlamento per assicurare questa complessa missione politica». Come si dice: mentre gli stolti guardano il dito che indica la luna, i saggi guardano la luna. L’Antonucci mi sembra una saggia.

Su Dagospia si riporta questa frase di Giuseppe Conte: «Se si nasce demolitori è difficile partecipare a un tavolo di costruttori». Questa deve averla pensata da solo, sfuggendo al controllo di Rocco Casalino che sicuramente gli avrebbe ricordato che un movimento (quello che l’avvocato leccese dovrebbe dirigere) nato sui Vaffa day non può non avere una concezione più dialettica del rapporto costruzione/distruzione.

Su Huffington Post Italia Biagio De Giovanni dice: «Purtroppo, oggi il Meridione non esiste più come realtà politica, ma soltanto come espressione geografica». Da quando la sinistra si è concentrata a fare politica solo dall’alto (e dall’estero) sono diventate molte le cose che “non esistono più”.

Su Huffington Post Italia Claudio Paudice scrive: «Fosse stato per lui, il massiccio programma di acquisti lanciato da Mario Draghi durante la crisi del debito sovrano non ci sarebbe mai stato. D’altronde, anche l’allora presidente della Bundesbank Jens Weidmann ne fu un fermo oppositore. Non sorprende quindi che il ministro delle Finanze, il liberale Christian Lindner, anche lui reputazione da “falco”, abbia espresso apprezzamento per Joachim Nagel con queste parole: “Una personalità di grande esperienza e sono sicuro che si impegnerà per la continuità della politica monetaria della Bundesbank”». Quelli che pensano che il futuro sarà una passeggiata (il famoso ottimismo della stupidità) dovrebbero riflettere su quel che ci attende e come senza una qualche “politica” legittimata dal voto popolare, nessun tecnico per quanto eccezionale, da solo potrà salvarci.

Sul Sussidiario Antonio Fanna scrive: «Al Pd lettiano non interessano i problemi dei lavoratori, né la sicurezza sui posti di lavoro. Da tempo mantiene un rapporto dialettico con la Cgil e corteggia la classe socio-culturale medio-alta. La più borghese delle classi sociali, come conferma il collegio storico del centro di Roma, per la terza volta alle elezioni, da sempre considerato feudo Pd da trasmettere in una staffetta che vede sempre la stessa classe dirigente al potere. Non solo potere politico, ma anche potere accademico, economico, finanziario. Tutto passa a Roma per quel collegio e il Pd ne ha fatto l’agorà – appunto – radical chic della città. Tutti a favore della legge Zan, tutto è concesso a tutti». Enrico Letta rappresenta un filone di cattolicesimo democratico molto pessimista sulla natura degli italiani: da Nino Andreatta a Romano Prodi, d’intesa con un laico come Carlo Azeglio Ciampi, molta della loro ispirazione politica ha poggiato sull’idea che l’Italia fosse profondamente arretrata e che dovesse essere costretta da vincoli esterni a cambiare.

Su lavoce.info Giulia Bovini, Antonio Dalla Zuanna e Marta De Philippis riflettono sulle conseguenze dei provvedimenti presi per contrastare la pandemia e segnalano come nella fase “Dad” delle scuole «tra le famiglie in cui tutti gli adulti lavoravano, oltre la metà sostiene che i genitori hanno beneficiato del supporto gratuito di altri membri del nucleo, parenti (come fratelli maggiori o nonni)». Il fattore “famiglia” è al fondo quello che in buona misura ha consentito all’Italia di reggere con un certo successo la fase drammatica vissuta in questi due anni. Qualcuno lo può segnalare a Lettino che sfarfalleggia tra i Parioli e via Montenapoleone senza ragionare sulla realtà profonda del nostro paese?

Sul Post citando Claudio Onorati dell’Ansa si ragiona su che cosa è avvenuto storicamente nelle elezioni dei presidenti della Repubblica e si scrive tra l’altro: «La richiesta di Napolitano di non essere proposto ai primi scrutini era legata a un rischio molto concreto e che ha vari precedenti, e che un politico di lungo corso come lui conosceva bene». Ma è veramente realistico un ritratto di un ex presidente della Repubblica così prudente e intrigante?

Sul Tgcom si riferisce questa frase di Giuseppe Conte: «Non escludo che si possa fare un passaggio sul web, che per il M5s è identitario». Non si capisce bene che cosa vuol dire, ma è evidente l’intervento di Rocco Casalino che deve avergli suggerito che è meglio essere incomprensibile che sparare le solite stupidaggini che poi ci si deve “rimangiare”.

Su Open si riferisce questa frase di Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica: «Deve essere chiaro però che il problema non lo risolviamo con una sommatoria di piccoli interventi. Se la crisi non rientra in tempi ragionevoli, ci vorrà una cura da cavallo». Mo scurdammoce Gretina? Almeno per un po’?

Su Formiche si riferisce questa frase di Mario Draghi: «Grazie alla politica estera l’Italia è più forte, più influente, più credibile». Draghi è un po’ come Ginger Rogers, che doveva fare tutto quello che faceva Fred Astaire, ma all’indietro e sui tacchi alti. A lui tocca fare “politica estera” avendo alla Farnesina come ministro Luigi Di Maio.

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