«Prostituta, madre di sei figli e figlia di Dio»

Oggi su Avvenire Andrea Galli racconta la storia di Chris Arnade, che «ha lavorato per 20 anni come trader per “Salomon Brothers”, la banca d’investimenti poi rilevata dal colosso “Citigroup”». Quindi, insoddisfatto di quella vita, si è licenziato, reinventandosi come fotografo. Così ha iniziato a girare per i bassofondi di New York immortalando il mondo di reietti che li popolano: poveracci, tossici, squillo. 
Di seguito riportiamo la parte finale dell’articolo.

Ma a colpire l’attenzione è stato l’articolo che Arnade ha firmato alla vigilia di Natale, raccogliendo sul sito del Guardian oltre 2.000 commenti di lettori: «Le persone che più hanno sfidato il mio ateismo sono stati drogati e prostitute».

Definitosi ateo dall’età di 16 anni, da sempre ammiratore della prosa caustica di Richard Dawkins, Arnade è arrivato a riconsiderare la sua posizione colpito dalla fede trovata tra i «left behind», gli ultimi. Quelli che nella sua visione sarebbero dovuti essere i più convinti assertori della non esistenza di Dio, visto l’inferno in cui si trovano. E invece «Sarah, 15 anni passati sulla strada, porta una croce attorno al collo. Sempre. Michael, da 30 anni anche lui sulla strada, porta un rosario in tasca. Sempre. E in ogni casa di consumatori di crack, nell’edificio più squallido e desolato, si può trovare una Bibbia aperta fra siringhe, accendini e pipe da crack».

Takeesha, un’infanzia di abusi e una vita finita nel mercato del sesso a pagamento, ha chiesto al suo intervistatore di essere presentata così: «Prostituta, madre di sei figli e figlia di Dio». «Siamo tutti peccatori – ha scritto Arnade – e sulla strada i drogati, gli ultimi, nelle loro battaglie quotidiane e nella loro quotidiana vicinanza alla morte lo capiscono in modo viscerale. Molta gente di successo no. Il loro senso di sé e la loro freddezza emotiva hanno anestetizzato la percezione della loro fallibilità».

Tutto a un tratto l’ateismo è apparso all’ex agente di Wall Street come una posizione intellettuale accessibile per lo più a quelli che hanno avuto successo nella vita. Ed è arrivato a dire addio al “suo” Richard Dawkins, che ora gli sembra «una persona così lontana dall’umanità e dall’ambiguità della vita» da essere finito a fare «quello che sostiene di odiare negli altri: predicare partendo da una posizione di vantaggio ed egoista».

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