Pisapia pro-adozioni gay: i suoi fan cattolici si scusino

E adesso chiedetemi scusa, cattolici che sedici mesi fa mi avete coperto di contumelie perché su questo blog avevo scritto che METAFORICAMENTE Giuliano Pisapia col suo pedigree di iniziative a favore dei “diritti civili” si presentava come un anticristo, e vi siete recati in massa alle urne a votarlo perché non fosse confermata sindaco la candidata dell’orrendo Berlusconi. Dove siete Ekagrata, Stiannu, Luca Costamagna, Stefano Protomartire, Gloria, ecc., tutti voi che protestavate che no, un sindaco non si sceglie per quello che pensa in materia di eutanasia, coppie di fatto, liceità di drogarsi, ecc., perché un sindaco non ha poteri per legiferare in materia, e che pertanto la motivazione del mio voto contro Pisapia era speciosa? Era solo una foglia di fico per continuare a tenere bordone all’immorale, indecente, plurinquisito Silvio Berlusconi? Lo ammetto, sono stato un ingenuo a pensare che nel bel mezzo di una caldissima campagna elettorale si potesse scrivere evocando figure letterarie come la metafora. Sono stato un po’ superficiale nel trascurare la portata della strumentalizzazione che si sarebbe fatta di una parola trascinandola fuori dal suo contesto. Preso dal sacro fuoco di comunicare e spiegare il mio punto – cioè che trattandosi di una elezione, di una scelta politica su chi ci doveva governare l’immoralità di Pisapia era ben più grave di quella di Berlusconi – non ho ragionato da uomo dei media. Che doveva ricordarsi degli implacabili meccanismi della propaganda in tempo di lotta politica.

Ma sulla sostanza della faccenda, mi dovete delle scuse. Perché quello che sta accadendo mi dà pienamente ragione: Pisapia è un mediocre sindaco, che per la sua città non è in grado di fare nulla di veramente utile e che utilizza il palcoscenico rappresentato dalla sua carica per promuovere se stesso come un politico di livello nazionale e per perorare la causa dei cosiddetti “diritti civili” (trattasi in realtà di capricci incivili). Quelle che secondo voi erano preferenze irrilevanti a livello amministrativo cittadino sono diventate il principale contenuto delle dichiarazioni pubbliche del sindaco e l’oggetto di interventi municipali di scarso impatto concreto ma di alto significato simbolico.

In questo anno e mezzo l’amministrazione Pisapia ha cercato di fare cassa in tutti i modi per avere risorse da riversare su gruppi e gruppetti amici dei partiti della maggioranza. Ha aumentato in un colpo il biglietto dei mezzi pubblici del 50 per cento, ha creato l’area C che permette di incassare notevoli gabelle, sta cercando disperatamente di privatizzare integralmente (un’amministrazione di sinistra radicale!) la Sea per portare a casa una cifra ingente. Si fa presto a tessere le lodi della bella politica, dell’impegno disinteressato a servizio della cittadinanza, della nuova pagina di impegno civile, ecc., ma poi bisogna portare a casa i voti per restare al potere, e allora ci vuole la cara, vecchia spesa elettoralistica, quella che si rimprovera agli avversari quando si è all’opposizione per poi praticarla di nascosto quando si è al governo. Ma per praticarla ci vogliono, appunto, i dobloni, che in questi tempi di vacche magre è davvero improbo raggranellare. Molto più facile allora istituire registri delle unioni civili che indeboliscono l’istituto del matrimonio senza per altro portare nessun beneficio concreto a chi ci si iscrive, cercare di arrivare alla creazione di stanze protette per aiutare i drogati ad ammazzarsi di droga, scrivere una delibera per un registro dei testamenti biologici che come quello delle unioni civili non avrà alcuna efficacia reale, ma nel quale ci si premura di inserire una voce relativa al rifiuto dell’assistenza religiosa. Fino ai fuochi artificiali della dichiarazione del sindaco in persona a favore delle adozioni di bambini da parte di coppie di persone dello stesso sesso (e le coppie uomo-donna che aspettano da anni vadano a farsi friggere) all’indomani di interventi di Benedetto XVI e del cardinale di Milano sull’argomento, ovviamente di segno opposto.

«Ma Pisapia sta cercando di portare avanti una città a misura d’uomo, dove le auto circolano meno e i bambini possono giocare liberamente nei cortili». Certo, come no: Pisapia straccia i regolamenti condominiali perché i bambini possano calpestare le aiuole di casa e tirare la palla contro i vetri in santa pace. Peccato che gli straccia anche il padre o la madre (a seconda della coppia di persone dello stesso sesso a cui vorrebbe affidarli): chissà come saranno felici. Che poi voglia ostacolare il traffico veicolare di Milano, è cosa che ormai tutti hanno capito, anche nei quartieri più remoti. In via Angelo Inganni e in via delle Forze Armate il suo assessore Pierfrancesco Maran ha creato rispettivamente una pista ciclabile e una corsia pedonale che hanno ristretto la sede stradale. Il risultato è stato viabilità congestionata e pericolosa per ciclisti, automobilisti e conducenti dei mezzi pubblici. La rivolta dei cittadini e dei lavoratori dell’Atm è stata compatta, e ha costretto la Giunta a fare marcia indietro. Tornasse a fare l’avvocato, Giuliano Pisapia. In questi tempi di barbarie giuridica, un garantista come lui sarebbe prezioso, servirebbe la giustizia e godrebbe, per quel che può contare, della nostra stima.

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