Piazza Tiananmen. Documenti inediti: «I veri eroi sono i soccorritori in bicicletta»

In occasione del 25esimo anniversario del massacro di piazza Tiananmen (nell’articolo le foto delle 200 mila persone che hanno commemorato le vittime a Hong Kong, mentre in Cina è vietato) gli Stati Uniti hanno declassificato alcuni documenti, fino ad ora tenuti segreti, con le considerazioni raccolte sul campo dalle fonti americane.

«SPARAVANO RIDENDO». Il 4 e 5 giugno del 1989 il regime comunista cinese uccise centinaia, ma più probabilmente migliaia, di persone schiacciando la protesta democratica sparando sui manifestanti e mandando in piazza a Pechino i carri armati. Secondo uno dei documenti americani, il 27esimo reggimento cinese «sparava a casaccio contro le persone che incontravano senza distinguere tra manifestanti e passanti». Molti soldati «ridevano mentre sparavano».

CANCELLARE LE PROVE. Un altro documento, che cita come fonte un dottore del Capital Hospital di Pechino, racconta che il direttore dell’ospedale ha ordinato a un certo punto di non far uscire più i cadaveri dall’ospedale perché questi venivano immediatamente presi dalle autorità cinesi per essere cremati, cancellando così le prove della carneficina.

«I VERI EROI DEL MASSACRO». Un altro testo ancora afferma che «i veri eroi del massacro sono i guidatori delle biciclette [con attaccati dei carretti] che volontariamente hanno trasportato i feriti e i morti da piazza Tiananmen all’ospedale, rischiando di perdere la vita nel percorso».
In un documento finale si legge poi che nei mesi successivi il regime ha continuato a cercare gli studenti per arrestarli e che il governo aveva «più studenti arrestati in prigione di quanto la superficie carceraria potesse contenerne».

POCO È CAMBIATO. Dal 1989 a oggi la Cina è diventata immensamente più ricca e prospera ma dal punto di vista delle libertà individuali e della repressione è cambiato poco. Anche quest’anno, come negli anni precedenti, all’approssimarsi dell’anniversario della strage il partito comunista ha fatto arrestare attivisti e dissidenti per paura che protestassero o piangessero pubblicamente le vittime e ha impedito a chiunque anche solo di nominare piazza Tiananmen, nel tentativo (vano) di cancellare la memoria del suo popolo.

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