Perché insisto tanto sulla preghiera? Provare per credere, cari laici

La preghiera. Qualcuno mi ha chiesto perché insisto tanto sulla preghiera. Per chi ha fede la preghiera è la cosa più intelligente da fare, per chi non crede è la più stupida. Se non avessi conosciuto dei santi, sia di persona che attraverso le loro auto- o biografie, non avrei avuto la più pallida idea dell’importanza della preghiera: quasi nessuno ne parla. L’italiano medio sa cosa sono “le preghiere” perché le ha recitate da bambino ma la preghiera (quella che faceva Gesù tutta la notte, quella che praticavano Giovanni Paolo II, Josemaría Escrivá e tutti gli uomini di Dio) non la conosce praticamente nessuno (parlo dei comuni cristiani).

La quarta parte del catechismo della Chiesa cattolica è dedicata a quest’argomento, ma raramente ho sentito un laico che l’avesse letta e ne parlasse. Invece è fondamentale. Stare davanti a Dio, nella propria stanza o davanti a un tabernacolo, significa mettersi a Sua disposizione. Il laico crede di avere poco tempo, ma, se prega, si accorge che il tempo si moltiplica. Un tempo fisso solo per Dio, un quarto d’ora o mezz’ora, sono le ali per un cristiano. Provare per credere.

Se Dio è onnipotente, è logico unirsi a Lui. Se Gesù deve vivere in me, gli devo fare spazio. Se penso che io sono capace di cambiare la storia, non serve pregare. Se penso che solo Dio può, la preghiera è indispensabile. I santi che hanno fatto opere meravigliose erano uomini di preghiera. Per i laici vale la stessa logica: devo pregare e poi agire se voglio far rinsavire questo mondo.

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