Perché gli alberi in Corea del Nord non crescono come Kim Jong-un ha ordinato loro di fare

A inizio anno Kim Jong-un ha ordinato di aumentare la presenza di boschi e foreste in Corea del Nord. Ma gli alberi non stanno crescendo come comandato loro dal leader supremo del regime comunista e per questo da mesi televisioni e giornali criticano i responsabili dei Centri per la gestione delle foreste.

DEFORESTAZIONE. L’affare è più serio di quanto sembri. Nel 2000, il 57,5 per cento della Corea del Nord era ricoperta da boschi (negli anni 70, prima dell’«ardua marcia», come viene chiamata la carestia nella quale sono morte almeno tre milioni di persone, almeno il 75 per cento). Nel 2012, in soli 12 anni, questa percentuale è già scesa al 44,95 per cento. Senza alberi a porre un freno, il territorio nordcoreano si espone sempre di più al rischio di valanghe e inondazioni ma la popolazione, in mancanza di cibo, terre da coltivare per sé e non per il regime o legna da ardere per scaldarsi, abbatte di nascosto gli alberi per riuscire a sopravvivere, causando la deforestazione.

«FACCIAMO PROGRESSI». Il 26 agosto, la televisione nordcoreana ha mandato in onda il programma intitolato: “Facciamo progressi in patriottismo e forza nella battaglia per il ripristino delle foreste”. Durante il programma, sono stati criticati molti Centri di gestione dei boschi per non aver saputo piantare, irrigare o illuminare con il sole in modo appropriato gli alberi e le sementi.
Il problema, continuava l’atto di accusa, «non è rappresentato dalle condizioni climatiche sfavorevoli ma dai disfattisti e dall’attitudine lavorativa degli operai “non proprietari” dei Centri di gestione che svolgono le proprie mansioni con scarso entusiasmo». Al contrario, i lavoratori dovrebbero «combattere la battaglia per il ritorno alle foreste utilizzando creativamente la loro testa e ottenendo così grandi risultati».

LE VERE RESPONSABILITÀ. Poiché il partito comunista, e Kim Jong-un in persona, si prendono tutto il merito (e tutti i vantaggi) di ogni lavoro ben svolto da un qualunque nordcoreano, non stupisce che questi lavorino male e «con scarso entusiasmo». Ci sono altri motivi, però, per cui la campagna per la riforestazione non sta funzionando. La colpa non è dei sabotatori, ma delle pretese irrealistiche del regime guidato dal “Grande comandante” al quale, purtroppo, nessuno può opporsi. Neanche gli agronomi, per quanto esperti.
Secondo quanto riportato da Radio Free Asia, molte specie di alberi che sono stati piantati per rinfoltire i boschi, hanno bisogno di almeno tre anni prima di dare risultati significativi. «Ma le autorità centrali, ansiose di ottenere risultati e raggiungere nei tempi stabiliti gli obiettivi prefissati dalla campagna, chiedono ai centri di gestione di andare avanti lo stesso e di piantare nuovi alberi senza aspettare», rovinando così tutto il lavoro svolto e ottenendo risultati disastrosi.

Foto Wikipedia


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