Perché festeggiare un perfetto sconosciuto?

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Pubblichiamo la rubrica di Marina Corradi contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

La signora A. non aveva mai capito esattamente che cosa ci fosse da festeggiare, a Capodanno. Si è di un anno più vecchi, un altro anno si è depositato nella stratificazione del passato, e dunque, che c’è da festeggiare? A. non comprendeva quell’ansia di brindare, ballare, stordirsi. Personalmente contemplava con una certa pena gli ultimi secondi dell’anno morente, che era anche un pezzo della vita sua, e di quelli che amava. E quanti se ne erano andati, in quel 2016 giunto alla fine. A. trovava quasi irriguardoso ridere e ballare sulle ceneri di un anno che si era portato via degli amici. E poi, si diceva diffidente, un anno nuovo e sconosciuto chissà cosa portava con sé. Chissà cosa portavano invisibilmente scritto, quelle pagine di calendario bianche, gonfie di giorni ignoti.

Tuttavia, poiché così fan tutti, la signora A. si adeguava e festeggiava. Fece la spesa, cucinò, si vestì e si truccò, mangiò e bevve con gli amici. Sorrise e rise, aspettando la mezzanotte. Nel lavarsi le mani si osservò però nello specchio del bagno, notando che nei suoi occhi scuri non c’era alcuna traccia di entusiasmo. Aveva ragione il venditore di almanacchi di Leopardi, che l’aveva folgorata al liceo: questa speranza che alberga negli uomini, quanto è assurda, e cocciuta.

Tornò in soggiorno, dove si era pronti per il brindisi. L’ignoto 2017 bussava ormai alla porta. Perché fidarsi, e festeggiare un perfetto sconosciuto?

In verità però, pensò la signora A. con un sussulto, io dico di credere in Cristo. Se credo in lui, dovrei affidarmi a lui, in questo anno che viene. «Il tempo che passa è Dio che viene», aveva letto A. da ragazza, in una chiesa umbra. (Dio, certo, obiettò fredda la sua anima diffidente, può spesso venire in modi alquanto spiacevoli).

In quella notte sospesa fra un anno e l’altro la signora A. si sentiva fragile come le lanterne di carta luminose che da un locale sotto la sua casa aveva visto innalzarsi lentamente in cielo. Bisognerebbe decidersi una volta per tutte, e fidarsi di Dio, del suo disegno, si disse A., il calice pronto e vuoto in mano.

Il tappo dello spumante schioccò fragoroso come uno sparo. Gli amici le colmarono il bicchiere. Fidarsi, fidarsi, pensava lei, assorta, sentendosi come uno che si tuffi dall’alto di una roccia in un mare oscuro e immenso. Certo però che l’acqua, dopo averlo lasciato inabissarsi, lo risospingerà verso l’alto – come una mano materna, come una mano buona.

Foto brindisi da Shutterstock

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