Per il Quirinale è testa a testa tra Rocco Siffredi e il conte Mascetti

Ieri mi è capitato di seguire parte della diretta radiofonica di entrambi gli scrutini per l’elezione del Presidente della Repubblica. L’impressione di assistere a una farsa liturgica d’altri tempi era fortissima, a cominciare dal linguaggio: prima e seconda “chiama”, che pare uno slang capitolino di quando s’è fatta “una certa”.

Per non parlare della lettura dei nomi, esattamente come sono scritti. Che poi è un modo con il quale le correnti di ogni partito si contano, perché c’è una bella differenza tra “Marini”, “Franco Marini”, “Marini Franco” e “Marini F”.

La tristezza ha rasentato la disperazione quando ho sentito i nomi di Rocco Siffredi, Raffaello Mascetti, Fiorello, Veronica Lario, Valeria Marini, e tanti altri.

Non voglio “grilleggiare” e non voglio fare il moralista, ma quei nomi sberleffo sono proprio una cosa brutta, per tutti; per chi è nominato, che si vede ridotto a zimbello; per chi l’ha scritto, che ha sprecato l’occasione di provare a indicare una soluzione; per tutti noi che siamo costretti ad assistere, impotenti, allo svacco becero e pubblico di chi dovrebbe guidare il paese fuori dalla crisi.

Si avvicinano i tempi in cui una risata ci seppellirà, ed è un bel problema, per tutti.

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