Per il Fatto i ciellini sono contro papa Francesco. La prova? Il loro «brontoloso silenzio»

Dopo avere appreso da Concita De Gregorio che papa Francesco sulla tenerezza la pensa uguale al «più celebre rivoluzionario di ogni tempo», ovvero Che Guevara, niente meno, il quale andava ripetendo che «bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza» (e forse a conferma di ciò escogitò a Cuba il carcere duro per i teneri omosessuali), ecco, ancora emozionato per questa scoperta il Correttore di bozze ha abbandonato una volta per tutte il suo revanscismo cattolico vagamente lefebvriano e ha deciso di sposare la “svolta francescana” così sobriamente celebrata in questi giorni dalla crema dell’Italia giusta.

Perciò da oggi il Correttore di bozze si unirà alla sacrosanta battaglia del Fatto quotidiano contro «Giuliano Ferrara e i giornalisti ciellini», che come tutti sanno tifano per «la vecchia Curia», e infatti mafiosamente «avvertono papa Francesco di non esagerare con povertà e tenerezza». Inguaribili corrotti che non sono altro (questo lo aggiunge il Correttore di bozze, il resto è in prima pagina nell’edizione odierna del giornale di Padellaro & Travaglio, ndr).

I clericofascisti che ammorbano la Chiesa non accettano l’evidenza che il Papa stia «smontando tutta l’impalcatura simbolica di potenza imperiale del papato e l’immaginario semidivino, su cui si è retto da almeno mille anni», spiega senza un filo di enfasi l’equilibrato vaticanista del Fatto Marco Politi. Essi aborrono profondamente certe trovate da barbone come «le scarpe nere con i lacci, il rifiuto delle mitrie pontificali, la croce di ferro, la semplice casula invece di pomposi paramenti, parlare in piedi, chiamare “fratelli” i cardinali, definire servizio il potere, mandare in soffitta le pantofole purpuree dei pontefici-sovrani». Pussa via scarpa nera con i lacci. Vade retro pontefice che parli in piedi. A noi la mozzetta e l’8 per mille!

tempi-papa-francescoMa questi ottusi reazionari non avevano fatto i conti con Politi, che invece se ne stava acquattato come un felino in paziente attesa di smascherarli. E oggi finalmente si sente autorizzato a scrivere che «le resistenze interne (…) si sono manifestate». Prova ne sia il «fuoco di sbarramento» proveniente dalle «trincee degli atei devoti» alla Giuliano Ferrara. Anche se non si capisce bene come possa un ateo rappresentare le «resistenze interne». Ma questi sono dettagli. Il punto è che l’Elefantino l’altro giorno ha «esclamato in prima pagina» una cosa obrobriosa: “Padre, ho paura della tenerezza”. Quel cinicone voleva forse fare dell’ironia, ma avrebbe dovuto aspettarselo che un titolo del genere scatenasse l’indignazione di Politi, essendo la tenerezza notoriamente la virtù principale di un quotidiano come il Fatto. Insieme alla misericordia.

E comunque, a parte quei berluscones degli atei devoti, il Correttore di bozze concorda assolutamente con Politi sul fatto che «il Papa povero spaventa la Chiesa dei conservatori». In effetti, come tutti ormai avranno avuto modo appurare, «i più tradizionalisti della curia, il mondo di Comunione e Liberazione (compresi i giornalisti) già non lo sopportano». Su questo non ci piove. Anche perché, riflette il Correttore di bozze, se lo dice il Fatto, di certo ne avrà le prove. E in effetti una prova c’è. Ed è schiacciante: è «il brontoloso silenzio dei ciellini». Ah, silenzio traditore! Standosene zitti, ancorché brontolosamente, i ciellini (compresi i giornalisti, sia chiaro) non fanno altro che dimostrare a Marco Politi di essere «feriti e irritati per la sconfitta del papabile Scola».

Che poi hanno poco da lamentarsi, ’sti ciellini, visto che della mancata elezione di Scola loro stessi «sono in gran parte responsabili per il modo invadente con cui hanno cercato di pompare la sua candidatura». Silenziosi e brontolosi, quindi, ma pure un po’ invadenti. Per non dire pompatori.

Fini qui, tuttavia, non sono che «le prime avvisaglie dell’opposizione che si scatenerà quando Bergoglio vorrà fare sul serio», prevede Politi. Magari il Papa non arriverà ad aprire la dottrina cattolica alle coppie omosessuali, come ipotizza il New York Times, ma di certo «non si era mai visto un pontefice così lontano dal buio della tradizione che obnubila la Chiesa romana», sentenzia il Fatto. Il Correttore di bozze dunque invita i suoi lettori a prepararsi alla pugna. Perché sarà pure passata solo una settimana, ma «nelle parole di papa Francesco è insita una rivoluzione copernicana». Buongiorno, buonasera, ciao, bella lì, caccia una paglia. Nulla sarà più come prima. I veterocattolici lo sanno e faranno resistenza. Non per niente, conclude Politi, «a Roma la vox populi ripete da giorni: “Speriamo che lo lascino fare…”». E si sa che la vox populi mica se ne sta lì a brontolare in silenzio. La vox populi parla. Oh, come parla.

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