«Per credere nel cambiamento climatico i dati non servono», disse lo scienziato

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Il Democratic Platform Drafting Committee, ovvero comitato incaricato di elaborare la bozza del programma dei democratici americani, che dovrà essere poi adottato dal partito durante la convention di fine luglio in cui sarà nominato ufficialmente anche il candidato presidente, ha dedicato come previsto ampio spazio al tema della lotta ai cambiamenti climatici, come del resto ha fatto lo stesso Barack Obama nel corso dei suoi due mandati alla Casa Bianca. A questo proposito, venerdì 17 giugno, davanti al comitato riunito a Phoenix il professor Michael Mann, direttore dell’Earth System Science Center della Pennsylvania State University, ha tenuto un’audizione che ha suscitato comprensibilmente parecchie critiche e ironie tra gli anticatastrofisti.

MODELLI «INUTILI». «Fondamentalmente, sono uno scienziato del clima e ho trascorso gran parte della mia carriera con la testa sepolta nei dati prodotti dai modelli climatici e dall’osservazione del clima nel tentativo di tirare fuori il segnale dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo», ha ricordato Mann al comitato. Poi ha detto: «Quello che sconcerta me e tanti miei colleghi è che questi strumenti, che abbiamo impiegato anni a sviluppare, sono sempre più inutili perché possiamo vederlo il cambiamento climatico: gli effetti del cambiamento climatico, adesso, mentre accadono in tempo reale, sugli schermi delle nostre tv, nel ciclo continuo delle notizie».

URAGANI. Il professor Mann, riporta la cronaca del Washington Times, ha insistito che «i segnali dei cambiamenti climatici non sono più impercettibili, sono evidenti», come dimostrerebbero gli uragani, le inondazioni in Texas e in South Carolina, la siccità in California e il «caldo record» in Arizona. Ma naturalmente gli scettici del global warming hanno subito iniziato a rilanciare gli studi che attestano invece come l’attività degli uragani è diminuita negli ultimi anni.

PETROLIERI NEL MIRINO. Ma se la battuta di Mann sulla crescente «inutilità» dei dati e dei modelli climatici può ancora essere considerata come un’uscita infelice, appare invece ben più inquietante quello che hanno scritto tre giorni fa sul loro sito gli incaricati della stesura del programma dei democratici. Dopo avere ascoltato 114 audizioni su tutti gli argomenti cari al partito (tra cui appunto quella del professor Mann), nella bozza finale della piattaforma di «valori» da proporre al partito, alla voce “Climate Change and Clean Energy”, compare anche questo passaggio:

«È stata anche adottata all’unanimità la proposta di chiamare il dipartimento di Giustizia a indagare sulle presunte frodi aziendali da parte di compagnie petrolifere che risultano avere fuorviato gli azionisti e il pubblico riguardo alla realtà scientifica del cambiamento climatico».

Il pensiero di tutti è corso alla guerra politico-giudiziaria scatenata contro la Exxon Mobil da 17 procuratori (16 democratici e uno indipendente) che accusano la mega corporation di avere insabbiato per decenni clamorose ricerche sull’inquinamento causato dai combustibili fossili, allo scopo di proseguire indisturbata con il suo business miliardario. Ma secondo molti anche questa campagna contro i perfidi petrolieri non è che l’ennesimo tentativo di mettere a tacere il dissenso su un argomento tutt’altro che universalmente accettato. Entrerà nel programma del partito anche la lotta al “negazionismo” climatico?

Foto Ansa

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