Per battere la cultura della morte usiamo la nostra arma più forte

Agenzia Ansa, 3 febbraio: «La grande riforma del diritto di famiglia a lungo annunciata dal governo socialista francese non si farà, almeno per il 2014… Esultano i movimenti della Manif pour tous… scesi in piazza anche ieri a Parigi e Lione». Complimenti ai francesi della Manif. In Italia è difficile che ci siano mobilitazioni del genere e non so se affliggermi. Mi viene in mente papa Francesco che, alla vigilia di un probabile intervento armato delle potenze occidentali in Siria, ha indetto una veglia di preghiera: l’intervento armato poi non c’è stato.

Mi viene in mente De Maistre che, di fronte agli orrori della rivoluzione, disse: «Contro la rivoluzione non ci vuole la controrivoluzione ma il contrario della rivoluzione». Cioè la vita ordinaria operosa. Mi viene in mente san Pietro in carcere. La comunità cristiana prega e Pietro è liberato dall’angelo. La forza del cristiano è la preghiera. Forse, come cittadini, dovremo organizzare manifestazioni, ma prima, come cristiani, occorre che adoperiamo la preghiera per affermare la vita contro la morte, l’amore coniugale contro il divorzio, l’affetto per i malati contro l’eutanasia, la gioia della differenza fra uomo e donna contro l’omologazione fra i generi e così via.

Vorrei che qualcuno m’invitasse a una veglia di preghiera per le persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese; per i giovani che non sanno amare e buttano la loro vita; perché ci sia il lavoro che, come ripete Francesco, dà dignità alle persone.

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