Peggio i giovani che odiano i vecchi o quelli che adorano il vecchio Grillo?

Beppe Grillo

Su Startmag Giuseppe Gagliano scrive: «Il presidente del Nicaragua ha interrotto le relazioni bilaterali con Taiwan riconoscendola come appartenente a tutti gli effetti alla Cina. Scontate quanto prevedibili le reazioni da parte di Taipei, e in modo particolare del ministro agli Affari esteri che, oltre ad aver condannato questa azione da parte del Nicaragua, ha definito questo modo di operare un’azione illegale perché ha violato tutte le procedure tradizionali, non concedendo ai diplomatici di Taiwan il tempo necessario per lasciare il paese». È utile riflettere su questi avvenimenti per capire come si comporta Pechino in giro per il mondo. In Italia il partito “cinese” pur molto forte per i suoi vari collegamenti coi D’Alema, i Prodi, i Grillo, non è ancora così decisivo come in Nicaragua.

Su Formiche Carlo Fusi scrive: «Stabilità e autorevolezza possono venire fuori solo da un patto politico di forte ampiezza che tocca ai partiti, se ne sono capaci, stipulare per mettere in sicurezza il paese. E in quest’ottica non c’è dubbio che la stabilità che maggiormente serve – visto che comunque nel 2023 si andrà a votare e ne scaturirà una maggioranza decisa dai cittadini che a sua volta esprimerà delle leadership per il governo – è quella garantita dal un presidente della Repubblica saldo nel suo mandato, internazionalmente rispettato, punto di riferimento per sette anni per suturare la crisi di sistema che ci attanaglia». Anche Fusi indica come l’alternativa sul Quirinale sia oggi fra chi guarda lontano e i topini affannati perché vedono in pericolo la loro fettina di formaggio (magari pure solo un anno di indennità parlamentare).

Su Dagospia si riporta un articolo di Fabrizio Roncone che tra l’altro scrive: «Il senatore Casini, non dimentichiamolo, fu assistente di Arnaldo Forlani, un democristiano di sguardo mite e tremenda astuzia, noto anche come Coniglio Mannaro (copyright, Giampaolo Pansa): il primo ad essere consapevole di quanto, in ogni caso, la sponsorizzazione del solo Renzi sia insufficiente». È palese che il gatto (Casini) e la volpe (Renzi) senza un Pinocchio hanno meno carte da giocare.

Su Affari italiani si riporta questa affermazione, tratta da un articolo sul Fatto quotidiano, del ministro Roberto Cingolani: «Il mio compito è esaurito». È evidente come un governo ampiamente tecnico sia pur guidato da Super Mario Draghi invece che da un Sub Mario Monti, ha dei limiti: può contrastare la pandemia prendendo scelte efficaci ma semplici quasi militari, può definire un piano di investimenti e, per il prestigio del presidente del Consiglio in carica, farlo passare a Bruxelles, ma ha una difficoltà strutturale nell’affrontare scelte politiche come scegliere su quale mix di interventi puntare per realizzare una “transizione ecologica” dell’economia. Certo oltre il sistema democratico ci sono altri metodi per governare uno Stato, però se sei affezionato al “sistema democratico” devi sapere che puoi sospendere per breve tempo la politica ma poi torna in scena e alla grande (e, se non la rispetti, non di rado con varianti sbandate come i 5 stelle).

Su Affari italiani si riporta questa affermazione di Vincenzo Spadafora: «Abbiano disorientato non poco il nostro elettorato». Ma un elettorato grillino orientato non è una cosa più o meno come un beone astemio?

Sul Post Elena Zucchelli scrive: «La prima grossa differenza riguarda la politica iraniana. Sei anni fa in Iran governava il presidente Hassan Rouhani, moderato». È una stagione particolare quella tra il 25 dicembre e il 6 gennaio. C’è chi crede in Babbo Natale, chi nella Befana. La Zucchelli crede nel khomeinismo moderato.

Su Huffington Post Italia Stefano Iannacone scrive: «Il passaggio sul Colle in rosa ha anche anticipato Enrico Letta, che lavora allo scenario di una donna al Quirinale fin dalla scorsa primavera, consapevole che rappresenta una delle poche armi a disposizione per sbarrare la strada a Draghi». Un bravo giornalista ci racconta il panico dei topini in cerca dell’ultima fetta di formaggio innanzi tutto cinquestellati che fanno di tutto per impedire un Mario Draghi al Colle che potrebbe (alleluia) sciogliere anticipatamente le Camere. Carina l’idea e tipica del nuovo Lettino istruito sui trucchi politici dai francesi (un corso di riparazione dopo gli schiaffi renziani) che punta a una “donna” per escludere l’attuale premier senza dirlo esplicitamente.

Su Linkiesta Carlo Panella scrive: «Con la sua elegante e stringata retorica Draghi ha infatti detto innanzitutto che l’Europa, a fronte delle provocazioni russe, non esiste sul piano militare e quindi non può buttare sul piatto una peraltro indispensabile deterrenza: “Qual è il fattore di deterrenza di cui dispone l’Unione Europea? Questa domanda ci deve lasciare pensosi: abbiamo missili, navi, cannoni, eserciti? Al momento no”. Da notare il termine usato: “lasciare pensosi”. Un eufemismo per dichiarare che l’intera costruzione europea è traballante, inadeguata, squilibrata». Naturalmente Draghi è il meglio che abbiamo oggi a disposizione e dunque deve andare al Quirinale. Peraltro la battuta su “quante divisioni ha l’Europa?” mi ricorda, come direbbe Totò, qualcosa.

Su strisciarossa Paolo Soldini scrive: «È tutta la strategia nei confronti della Russia che dovrebbe essere oggetto di una discussione seria e non diplomatica tra gli europei fra loro e tra gli europei e gli americani. Una discussione sugli obiettivi e sulla stessa esistenza della Nato è ormai inevitabile e va avviata sulla base di un chiarimento su che cosa si intende davvero quando si invoca la difesa comune europea. Molti ritengono che il forte spostamento verso est dell’apparato militare occidentale, praticato violando gli impegni che erano stati presi con Gorbaciov al momento del sì all’unificazione tedesca, pur rispondendo a sacrosanti sentimenti di insicurezza dei popoli dell’Est e del Baltico nei confronti del minaccioso nemico atavico, sia stato un errore che ha contribuito pesantemente a creare il consenso popolare di cui ha goduto, almeno finora, il regime autocratico, illiberale e violento di Vladimir Putin e ad alimentare le frustrazioni che nutrono il revanscismo sovietico o zarista». Nell’articolo Soldini spiega anche che Draghi è quello che meglio può far capire agli americani, che di lui si fidano, quale siano le poste in gioco nell’Est europeo. Ecco un altro argomento per mandarlo al Quirinale dove potrà sorvegliare la nostra politica estera per ben sette anni e non solo per sette mesi.

Su Fanpage Adriano Biondi scrive: «Volendo essere approssimativi, diremmo che i governi occidentali si sono arresi al virus e si stanno dirigendo spediti verso l’infezione di massa». Secondo la filosofia per la quale “siamo tutti virologi”, ogni giorno ci troviamo di fronte a una scomunica diversa. “Siete dei dittatori ci togliete la libertà!” e subito dopo: “Siete dei pazzi lassisti, ci state facendo ammazzare tutti!”. Tutto sommato il governo italiano che ha dato il massimo di centralità agli esperti e che coniuga costantemente i problemi della salute, dello sviluppo economico e della psicologia delle persone, sta facendo la sua parte. È giusto contrastare le mentalità da “non disturbate il manovratore” ma ciò va fatto con intelligenza, siamo di fronte a una situazione drammatica e inedita che richiede innanzi tutto la testa fredda.

Su Scenari economici Leoniero Dantona scrive: «Il governo dei Paesi Bassi ha annunciato che non solo manterrà operativa la centrale nucleare esistente, ma ne costruirà altre due». Saranno Bassi quei Paesi, ma non sembrano per niente stupidi.

Sulla Nuova bussola quotidiana Ruben Ruzzante scrive: «Per la prima volta, è costretto a chiudere un Consiglio dei ministri a orari, per così dire, “contiani”, che ricordano tanto quelli del suo predecessore a Palazzo Chigi». Con intelligenza si osserva come anche il governo Draghi alla fine abbia il problema di fare i conti con la politica. Ecco perché è necessario spostare rapidamente la risorsa Super Mario al Quirinale perché garantisca (e orienti) il ritorno necessario (almeno in una democrazia) della “maledetta” politica.

Su Byoblu Claudio Messora dice: «Perché sentiamo sempre parlare del “rischio” in cui incorrono i non vaccinati, e mai del rischio che corrono i vaccinati? Eppure vi sono state perizie e procure che hanno stabilito un nesso causale provato tra la vaccinazione e la morte. Dire che “i vaccini sono sicuri” è dire una falsità scientifica: in presenza di un rischio, seppur minimo, il concetto di sicurezza sfuma in quello di probabilità». Bè, quando entra in campo la saggezza della tradizione non ce n’è più per nessuno. Questo sfoggio messoriano del tipo “Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa” credo possa convincere tutti.

Sul Blog di Beppe Grillo si scrive: «I giovani di oggi sono sempre più scontenti del modo in cui gli anziani gestiscono il mondo». L’idea di dividere giovani e anziani non mi ha mai convinto molto sin dai tempi in cui questa tendenza veniva espressa con inni tipo Giovinezza. Però che alcuni terribili millenial trovino quel clown di Beppe Grillo l’unico “vecchio” di cui fidarsi, mi fa ancora più disperare.

Su Firstonline Maria Teresa Scorzoni scrive: «L’incertezza sul futuro politico di Mario Draghi (resta a Palazzo o sale al Quirinale?) e sulla possibilità che l’Italia rispetti gli impegni assunti con l’Europa per il Next Generation Eu mantiene alto il differenziale tra Btp e Bund che misura il rischio paese agli occhi dei mercati». Ma c’è un reato per l’uso improprio dello spread?

Foto Ansa

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