Papa Francesco, Peres, Abu Mazen e Colui senza il quale non possiamo fare nulla

Sono passati alcuni giorni ma l’incontro del Papa con Shimon Peres e Abu Mazen non è un evento ordinario da dimenticare. Ancora una volta la logica cristiana dimostra la sua solidità rispetto alle vittorie effimere del laicismo. Il Papa ha costruito l’incontro sulla roccia solida della preghiera: senza l’aiuto di Dio non possiamo far nulla. In secondo luogo ha messo in rilievo il coraggio necessario per la pace: occorre avere la forza di superare il criterio degli interessi materiali e dello spirito di vendetta. La violenza è una debolezza.

Siamo agli antipodi della mentalità dominante, nata dalla riforma protestante e dallo spirito della rivoluzione francese, che considera l’uomo fattore di se stesso e che vuole la giustizia oggi e adesso usando metodi violenti (dalla ghigliottina alle guerre del Novecento). Questa mentalità ha creato l’idea dello scontro di civiltà con il mondo musulmano (Occidente contro Islam) ma già Giovanni Paolo II si sottrasse a questa logica con l’incontro di Assisi. Ora papa Francesco prosegue quest’opera affermando lo spirito evangelico che porta frutti duraturi di pace.

Qualcosa sta cambiando. Lo vediamo anche nella mentalità dominante nel nostro paese: piccoli segni di vitalità dello spirito cristiano anche nei media. Don Matteo fa incetta di ascolti in tv, una suora fa recitare il Padre Nostro in una trasmissione popolare. In politica si fa strada il desiderio di onestà e di affidabilità. Piccoli segni di una primavera che nasce dalla preghiera.

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