Papa Francesco: «I bambini ci ricordano che tutti siamo figli, cioè dipendenti»

Pope Francis General Audience«I bambini ci ricordano che siamo sempre figli». Lo ha detto oggi papa Francesco all’Udienza generale in piazza San Pietro. Proseguendo la catechesi dedicata alle figure che compongono la famiglia, il Pontefice ha incentrato il suo discorso sui più piccoli, «grande dono per l’umanità… ma sono anche i grandi esclusi perché neppure li lasciano nascere». Da come trattiamo i più piccoli, infatti, si può giudicare chi siamo, come persone e come società, se siamo cioè «una società libera o una società schiava di interessi internazionali».

BISOGNOSI DI TUTTO. Il bambino è colui che dipende, ha riflettuto papa Bergoglio. Lo vediamo con maggior chiarezza nei primi anni di vita e ce lo richiama anche Gesù, sia con la sua storia (il Mistero del Natale) sia con le sue parole. «Ci sono alcune parole molto belle e forti di Gesù sui “piccoli”. Questo termine “piccoli” indica tutte le persone che dipendono dall’aiuto degli altri, e in particolare i bambini. Ad esempio Gesù dice: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. E ancora: “Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”. Dunque, i bambini sono in se stessi una ricchezza per l’umanità e anche per la Chiesa, perché ci richiamano costantemente alla condizione necessaria per entrare nel Regno di Dio: quella di non considerarci autosufficienti, ma bisognosi di aiuto, di amore, di perdono».

DIPENDENTI. Il Papa si è soffermato anche su un’altra indicazione che i bambini ci danno e cioè, come detto, che siamo tutti figli: «Tutti siamo figli. E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data, ma l’abbiamo ricevuta. Il grande dono della vita è il primo regalo che abbiamo ricevuto. A volte rischiamo di vivere dimenticandoci di questo, come se fossimo noi i padroni della nostra esistenza, e invece siamo radicalmente dipendenti. Soltanto con la presenza, ci ricordano che tutti noi ed ognuno di noi siamo figli».
I bambini sanno essere diretti e semplici, a volte in maniera «poco diplomatica». E questa loro «semplicità interiore» porta con sé «la capacità di ricevere e dare tenerezza. Tenerezza è avere un cuore “di carne” e non “di pietra”, come dice la Bibbia. La tenerezza è anche poesia: è “sentire” le cose e gli avvenimenti, non trattarli come meri oggetti, solo per usarli, perché servono… I bambini hanno la capacità di sorridere e di piangere».

UNA SOCIETA’ GRIGIA. Infine, papa Francesco ha concluso ricordando a tutti che una società senza bambini è triste: «Cari fratelli e sorelle, i bambini portano vita, allegria, speranza, anche guai. Ma, la vita è così. Certamente portano anche preoccupazioni e a volte tanti problemi; ma è meglio una società con queste preoccupazioni e questi problemi, che una società triste e grigia perché è rimasta senza bambini! E quando vediamo che il livello di nascita di una società arriva appena all’uno percento, possiamo dire che questa società è triste, è grigia perché è rimasta senza bambini».

Foto Ansa

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