Papa Francesco ha telefonato a Mario Palmaro

Tratto da vinonuovo di Roberto Beretta (15 novembre 2013) – Sono sicuro che nessuno dei due interessati vorrebbe che si sapesse, e per nobili ragioni che rispetto. Epperò io faccio il giornalista… e le notizie – se le ho – le devo pur dare. Soprattutto quando sono notizie che fanno onore ad ambedue i protagonisti.

Papa Bergoglio ha telefonato a Mario Palmaro. Si sa che papa Francesco ama fare di queste sorprese telefoniche. Ma stavolta l’evento ha un sapore un po’ diverso, perché Palmaro (insieme al co-autore Alessandro Gnocchi con cui fa coppia fissa) è anche il firmatario dell’articolo «Questo Papa non ci piace» che a partire dalla prima pagina del «Foglio» di qualche settimana fa ha suscitato una ridda di reazioni un po’ dappertutto – Vino Nuovo compreso.

Dunque il Papa che telefona a uno dei suoi critici è di per sé una bella cosa, molto evangelica; e alcuni testimoni assicurano che Palmaro – il quale è persona molto retta e devota, al di là dei toni che talvolta usa (come chi scrive, del resto…) – ha accusato il touché. Sono poi certo che né all’un capo del filo né all’altro in quel momento si è pensato di fare o di subire una sorta di atto «mediatico», ed immediatamente è stata scacciata la tentazione di pensare che si trattasse di un tentativo strumentale per rintuzzare la critica subìta ovvero ribaltare l’attacco, e i due interlocutori hanno potuto invece assaporare il gesto per quel che era: un atto paterno e fraterno di affetto, vicinanza, sollecitudine cristiana.

Perché Palmaro purtroppo è anche malato: lo si può dire, in quanto egli stesso lo ha rivelato in una recente e lucida intervista rilasciata al periodico dehoniano «Settimana»; malato seriamente. Giovane, con 4 figli piccoli, da sempre difensore della vita in tutte le sue forme, tanto da dedicare proprio alla bioetica gran parte della sua attività di studioso e scrittore: si può dunque ben immaginare quali rovelli passino per la sua mente, al di là della serenità e della fede che – mi dicono – grazie a Dio continuano a presiedere alla sua esistenza.

La telefonata del Papa non era dunque l’occasione per tentare un dibattito pur sempre intellettuale tra le ragioni dell’uno e dell’altro. Non era nemmeno soltanto la dimostrazione pratica dell’evangelico «se amate solo quelli che vi amano, che merito ne avrete?» ­ – che pure sarebbe già un bell’esempio. Era anche l’attenzione a una persona in quanto tale, nella sua difficoltà e oltre ogni differenza d’opinione. La distanza è rimasta, perché c’è rispetto delle posizioni altrui; ma ci si è parlati, ci si è scambiata una reciproca stima; siamo sinceri: quante volte vorremmo che la Chiesa fosse così? E il paradosso – molto cattolico – è che Mario Palmaro ha avuto la consolazione di provarne la rara carezza proprio grazie a quell’invettiva. Siamo davvero contenti che sia toccata a lui.

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