Padova riabbraccia dopo cinquecento anni la collezione del religioso, storiografo e poeta Pietro Bembo

Nei primi anni trenta del Cinquecento, Pietro Bembo riunì nella sua casa padovana (oggi sede del Museo della Terza Armata) dipinti di grandi maestri come Mantegna e Raffaello, sculture antiche, bronzetti, gemme, manoscritti miniati, monete rare e medaglie, creando, inconsapevolmente quello che oggi è considerato un vero e proprio museo. Agli occhi dell’Europa del suo tempo, la sua casa era vista come “la casa delle Muse” o “Musaeum”, poiché all’interno di essa si presentava non solo l’arte, ma la conoscenza stessa. Grazie al buon gusto di Bembo, Padova divenne per qualche tempo il baricentro della cultura artistica internazionale, fino a quando, dopo la sua morte, le opere vennero vendute dal figlio Torquato e si dispersero in tutto il mondo.

La mostra Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento, aperta presso il Palazzo del Monte di Pietà di Padova fino al 19 maggio 2013, riporta in città, dopo ben cinque secoli, i capolavori collezionati dal poeta, Storiografo e Bibliotecario della Repubblica Veneta, nonché cardinale nominato da papa Paolo III che pose le basi per la Biblioteca Vaticana. Si respira anche oggi quell’Italia che già allora trionfava in Europa conquistando il primato con le armi dell’arte e della cultura.

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