Orsù Scalfari, un po’ di misericordia

Eugenio, un po’ di misericordia.

Nell’articolo domenicale, Scalfari ricorda la figura grande (siamo d’accordo) di Enrico Berlinguer, in particolare perché riuscì a divincolarsi dall’Urss e dalla ideologia leninista, e quindi democratizzare il Pci.

Per spiegare la necessità di sostenere la sua politica, cita un altro politico importante di quei tempi, Ugo La Malfa, e a lui fa dire come la difesa della politica di Berlinguer dovesse anche passare attraverso l’inibizione di Craxi, definito “miserabile” (non siamo d’accordo).

Essendo che Craxi è morto da gran tempo, e forse i giovani non sanno neanche più chi sia, un po’ di misericordia, Eugenio, sarebbe opportuna. O la misericordia è da chiedersi solo ai preti, considerato che Berlinguer riformista è – scrive il nostro – da paragonarsi a papa Francesco.

Ma c’è dell’altro.

La grandezza di Berlinguer fu nella capacità di immaginare governi che sapessero superare steccati pregiudiziali con i partiti concorrenti.

Siamo d’accordo, anche su questo.

Il problema è che in questi ultimi vent’anni, Scalfari e i vertici della sinistra hanno definito “miserabile” il Berlusconi; così per vent’anni non c’è stata politica, quella politica che sa trattare e costruire.

Renzi ha fatto quel che la sinistra scalfariana non ha mai neppure lontanamente considerato, e su di lui i benpensanti di sinistra tacciono, lo sopportano per convenienza e lo aspettano al varco.

Non siamo renziani, ma questo glielo dobbiamo, perché ha trattato con l’opposizione “miserabile” per costruire qualcosa che serva al Paese. Speriamo, per il Paese, che ce la faccia.

Il fatto è che questi laici atei, che non sono trascendenti, non sono neanche immanenti, cioè realisti.

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