Non una filosofia, né una morale. Tanto meno una legge. Ma un’amorosa esperienza

S’io ti fiammeggio nel caldo d’amore…

Così Beatrice a Dante al principio del quinto canto del Paradiso.

Come abbiamo bisogno di una ragione che ami la vita!

Ah! que le temps vienne/ Où les cœurs s’éprennent. (A. Rimbaud, Chanson de la plus haute Tour)

Ah! Vengano i tempi in cui i cuori s’innamorano.

Non una filosofia, né una morale. Tanto meno una legge.

Piuttosto un’amorosa esperienza. Non il fuoco che distrugge, ma il fuoco di un amore.

Il verso di Dante, infatti, non definisce un momento fortuito e contingente della vicenda umana, ma, piuttosto, la consistenza, la natura e il destino stesso di ciascuno.

Eravamo niente e Dio ci ha amati.

Eppure noi non sappiamo cosa sia questo amare, né ne siamo capaci.

E’ dovuto venire Dio tra di noi: «Io sono la via, la verità, e la vita», è dovuto venire questo uomo, che nella storia si chiama Gesù di Nazareth (L. Giussani, In cammino, BUR) 

Dov’è, ora, questo Cristo?

È là dove uomini si raccolgono insieme, sono raccolti insieme, fatti compagnia, una compagnia densa che diventa amicizia, per renderLo presente: Cristo diventa presente attraverso la compagnia di coloro che Lo riconoscono, Lo accettano e perciò Lo seguono e in qualche modo restano per forza cambiati da Lui, interessati e cambiati da Lui. Perciò per noi la liberazione del mondo può venire dalla comunione cristiana. (L. Giussani, In cammino, BUR) 

Così possiamo attraversare il sacrificio e la lotta che questa vita e questo tempo ci chiedono.

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