Non solo Ma Daqin: nel 2012 la Cina ha perseguitato (almeno) 4919 cristiani, 442 sacerdoti e pastori

Continua senza sosta la persecuzione dei cristiani in Cina. Secondo un rapporto sulla libertà religiosa in Cina realizzato da ChinaAid, nel 2012 sono stati riscontrati 132 casi di persecuzione nel paese, il 41,9% in più del 2011; 4.919 cristiani sono stati perseguitati, di cui 442 sacerdoti o pastori, il 13,8% in più del 2011; 1.441 persone sono state imprigionate, di cui 236 sacerdoti o pastori, l’11,8% in più rispetto all’anno precedente; nove persone sono state giustiziate, il 125% in più del 2011. Inoltre, 28 persone hanno subito pestaggi o torture, il 16,7% in più rispetto all’anno precedente.

ATTACCARE I GRUPPI CRISTIANI. Questi numeri riguardano solo i casi conosciuti e provati, i dati reali riporterebbero sicuramente una situazione ancora più grave. La persecuzione dei cristiani in Cina ha l’obiettivo di «colpire le chiese private e i loro leader nelle aree urbane» e «attaccare i gruppi cristiani in difesa dei diritti umani» allo scopo di sradicare del tutto le chiese private.

CONTRASTARE L’EVANGELIZZAZIONE. Come riportato da tempi.it, in un documento ufficiale datato 15 maggio 2011 il Comitato centrale del partito comunista cinese avvisava i comitati locali di «prevenire e contrastare l’evangelizzazione», una misura «molto importante per il destino del paese e del popolo».

IL CASO DI MA DAQIN. I numeri sopra riportati non riguardano solo le chiese protestanti private, ma anche la Chiesa cattolica. Il caso più grave ed eclatante del 2012 è sicuramente quello di Ma Daqin, vescovo ausiliare della diocesi di Shanghai, che per avere espresso pubblicamente fedeltà al Papa e non al partito comunista, è stato rinchiuso nel seminario di Sheshan, privato della sua carica vescovile (che per la Chiesa cattolica però è ancora valida) e della possibilità per i prossimi due anni di celebrare Messa e di apparire in pubblico.

EDUCAZIONE PATRIOTTICA. Da ricordare, non menzionata nel rapporto, è poi la persecuzione della religione buddista tibetana. Il governo comunista cinese, infatti, si è prefissata l’obiettivo di «sradicare la fede dei tibetani e trasformare il Tibet in una regione atea dove il “comune spirito di civilizzazione” venga propagandato tra il popolo tibetano». Per riuscirci, nel 2012 è stata rafforzata «l’educazione patriottica». È proprio sulla base del rispetto della libertà religiosa che bisognerà valutare nei prossimi cinque anni l’operato del nuovo segretario del partito comunista Xi Jinping. Per ora, i fatti sono contro di lui.

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