Non si può pensare di vivere il cristianesimo come zitelle acide

Col tempo mi sto rendendo sempre più conto che devo rettificare la concezione che ho della vita cristiana. Da piccolo mi hanno instillato l’idea che essere cristiano vuol dire “comportarsi bene”. “Ma come? Hai fatto la comunione e ti comporti in questo modo!”. Penso che molti di noi hanno ricevuto un rimprovero del genere. Questo è solo l’inizio. Col passar del tempo i cosiddetti “doveri” mi sono stati imposti: soprattutto per ciò che riguarda lo studio e il lavoro.
Una bella sorpresa è stata l’incontro con l’insegnamento di san Josemaría Escrivá in cui si parla, è vero, di santificazione del lavoro, e della necessità di farlo bene, ma la motivazione non era più il “dovere” ma l’amore. Il lavoro professionale e gli impegni quotidiani sono inquadrati in un contesto di un appassionato amore per Gesù. Per la precisione si tratta solo di una nostra corrispondenza perché la benzina, l’energia dell’amore è lo Spirito Santo. San Paolo dice nella lettera ai Galati: «Non sono più io ...

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