Non c’è bisogno di avere visto Rock Economy per dire che è uno spettacolo già visto

Oggi voglio fare una cosa scorretta, recensire lo spettacolo di Celentano di ieri sera senza averne visto neanche un secondo.

In fondo non è poi così difficile, è come per i film porno. Non serve aver visto Casalinghe Vogliose dall’inizio alla fine per sapere di cosa parla, basta il titolo.

Se dunque ha parlato, ha fatto un discorso da ascensore; che poi vorrebbe dire silenzi imbarazzati e imbarazzanti interrotti da un diluvio di banalità politicamente corrette, di quelle che ormai ci si vergogna di spacciare perfino al bar.

Se ha cantato, ha tirato fuori il solito repertorio (solito anche se nuovo) di canzonette nostalgiche da gita in corriera che piacciono tanto a quelli che rimpiangono quando avevano vent’anni, andavano all’oratorio e ancora ci credevano.

Se ha fatto uno spettacolo, lo ha fatto in maniera decente grazie al lavoro di uno stuolo di professionisti: ingegneri del suono, light designer, arrangiatori, musicisti, registi, cameraman, parrucchieri disperati e via dicendo.

A questo punto, e giustamente, qualcuno di voi si domanderà: “Ma se ti sta così sulle scatole perché parli di Celentano? Potevi parlare del Milan”. Appunto, oggi non avevo nulla da dire e così ho parlato di niente, come Celentano.

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