«Noi cristiani siamo amici. Fino al martirio»

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«Noi sentiamo che c’è un vuoto in Occidente, un vuoto religioso. La laicità all’occidentale è stata una laicità molto negativa, purtroppo. Chiedo ai cristiani occidentali di non avere paura di mostrarsi cristiani. È un diritto. È uno dei diritti dell’uomo, bisogna reclamarlo, non avere vergogna di dire “io sono cristiano, io sono cattolico”. Devono avere il coraggio di testimoniare la loro fede in mezzo a una società relativista».

«Il nostro martirio nel corso dei secoli, le persecuzioni che abbiamo subito e che subiamo ancora, tutto ciò ha un senso. Non è assurdo. Il martirio significa che esiste un ideale superiore per il quale siamo pronti a sacrificarci, una fedeltà alla nostra fede, alla nostra patria, ai princìpi che abbiamo, all’amicizia! Allo stesso modo in cui i coniugi si donano l’uno all’altro, pronti a morire l’uno per l’altro. Questo è il senso del sacrificio: l’amore è esigente fino alla morte».

«I cristiani nel mondo devono valutare la loro fede alla luce di queste testimonianze che vengono rese un po’ dappertutto, e non avere paura, avere il coraggio di vivere e di testimoniare la loro fede. Una bella citazione di Tertulliano dice: “Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”. Ci credo pienamente».

«È come il sangue di Cristo che è stato una vittoria per la nascita della Chiesa! Forse alcuni cristiani lasceranno l’Iraq, ma altri resteranno e ci saranno delle conversioni. Ci saranno dei nuovi cristiani grazie a questo sangue e a questa fedeltà».

Louis R. Sako patriarca caldeo di Baghdad, Più forti del terrore (Emi, 2015)

Foto Ansa