Noi cristiani occidentali tra autocensura e libertà di proporre la nostra visione a tutti

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Pubblichiamo un passaggio dell’omelia pronunciata dal cardinale Angelo Scola martedì 6 gennaio nel duomo di Milano in occasione della solennità dell’Epifania (in questa pagina il link per scaricare il testo integrale).

La solennità di oggi si presta ad un’importante precisazione che può aiutare noi cristiani ad assumere in pieno il compito di testimoni, anche all’interno delle società plurali che caratterizzano soprattutto i paesi nord occidentali. Non è raro notare presso molti cristiani, anche nelle nostre terre ambrosiane, una reticenza, si direbbe quasi una vergogna, a proporre – sottolineo proporre – in tutti gli ambienti dell’umana esistenza, Gesù Cristo come l’unico salvatore e redentore, contemporaneo alla libertà di ogni uomo e di ogni donna. A questa attitudine rinunciataria si connette, a ben vedere, la diffusa considerazione che la vita della Chiesa è spesso marcata dalla contrapposizione tra i cosiddetti cristiani tradizionalisti e i cosiddetti cristiani innovatori. La lettura del franco e stimolante dibattito in occasione dell’Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi dell’ottobre scorso sulla famiglia ce ne offre un clamoroso esempio. Si è giunti a parlare di divisione tra rigoristi e lassisti, come se i Padri sinodali fossero impegnati a difendere più le loro idee che non il bene delle persone.

Magi_(1)La solennità di oggi ci aiuta a comprendere che questa contrapposizione, spesso esagerata ad arte, dipende, alla fine, proprio dall’incapacità di tenere insieme da una parte la natura universale dell’evento di Gesù Cristo (Egli muore e risorge veramente per tutti) e, dall’altra parte, la libertà dei soggetti, personali e sociali, che abitano la società plurale. Se Cristo è venuto per tutti, è logico che i suoi seguaci testimonino una concezione di sé e della propria azione che ritengono valida per tutti gli uomini. Il cristiano sa che il suo stile di vita è praticabile da tutti ed instancabilmente lo offre a tutti, ma sa anche che questo suo stile non lede affatto la libertà umana comunque essa si situi.

A frenare spesso la proposta del cristiano sulle “questioni scottanti” relative alla convivenza civile nella società plurale è l’affermazione: “Sei cristiano, agisci secondo ciò che la fede ti domanda! Ma lascia liberi gli altri di agire secondo le loro convinzioni”. Questo criterio di comportamento altro non è che una ovvia affermazione della libertà di scelta. Se però pretende di liquidare la libertà da parte dei sostenitori di qualsivoglia mondovisione di proporre pubblicamente la propria concezione dei beni spirituali e materiali toglie qualcosa di essenziale al bene comune. Infatti i soggetti personali e sociali che si autocensurano o vengono impediti di formulare il loro punto di vista privano tutta la società della necessaria ricerca, attraverso un appassionato confronto teso al reciproco riconoscimento, della vita buona per tutti. Neutralizzare la proposta anche di uno solo dei soggetti in campo è svilire il bene comune sociale chiamato a diventare bene politico.

Chi mi garantisce che questa posizione veramente non lede, anzi esalta, la libertà? È Dio stesso, o almeno un senso (significato di vita e direzione di cammino) per l’esistenza riconosciuto o cercato, a garantirlo. Questi si offre ad ogni uomo e ad ogni donna attirando a sé la loro libertà cui non toglie mai la capacità di scegliere in autonomia. Per questo valorizza ogni seme di verità da chiunque provenga e stimola, nell’appassionato confronto con tutti, il “libero giudizio critico” sui frangenti storici che l’umanità, di volta in volta, attraversa.

In quest’ottica i Magi sono espressione dell’amore universale del Dio cristiano. La Chiesa li propone oggi alla nostra attenzione perché è carica di questo amore per la ricerca di senso che caratterizza, esplicitamente o implicitamente, anche il cammino dell’uomo e delle genti di quest’epoca postmoderna.

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