Nessuna “catastrofe” per il virus Dns. L’ansia da previsione tritura il nostro oggi

Scusate, qualcuno di voi sa qualcosa della catastrofe di internet avvenuta ieri? Sì, la faccenda del virus dei Dns che doveva essere l’armageddon della rete; l’Fbi che spegne i server di protezione e tutto il resto. No, niente. Un’altra previsione sbagliata, mi par di capire.

Non certo la sola. Sempre rimanendo alla giornata appena trascorsa: la produzione industriale doveva scendere dello 0,5 e invece è salita dello 0,8; la disoccupazione doveva crescere e invece si è limata al ribasso dello 0,1.

Previsioni, previsioni, ognuno ha la sua: l’Ocse, il Fmi, la Camera di Commercio di Mestre, Confindustria, la Cgil, le società di rating (loro le chiamano outlook); tutte diverse, tutte con la stessa probabilità di avverarsi, quella della moneta: testa o croce.

Da dove viene tutta quest’ansia di sapere prima come andrà a finire che ci tormenta dai tempi della Sibilla Cumana? Più profezie sbagliamo e più ne facciamo. Con la preveggenza muoviamo i mercati e affossiamo le nazioni.

Cosa è, infatti, la crisi se non la previsione che forse non ripagheremo i debiti? Sulla base di quello che pensiamo sarà il domani trituriamo senza pietà il nostro oggi.

Quando poi il futuro non ci sta bene tarocchiamo bilanci, tassi di interesse bancario e partite di calcio, per essere certi che andrà a finire proprio come pensiamo.

Per quello che mi riguarda ne ho piene le tasche di tutte queste previsioni aruspiche fatte sulle nostre budella. Nutro nei confronti dei grafici di un analista di borsa la stessa stima che provo per le carte di una zingara.

Forse se ci concentrassimo sulla realtà invece che sui fondi del caffè staremmo tutti meglio.

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