Nemmeno ai tedeschi il contante fa poi così schifo

Denaro contante: mazzette di banconote da 20 e 50 euro
Foto Ansa

Su Firstonline si scrive: «L’innalzamento a 5 mila euro del tetto al contante e lo stop alle sanzioni per chi rifiuta pagamenti con il Pos sotto i 60 euro stabiliti nella legge di Bilancio 2023 potrebbero remare contro gli obiettivi di modernizzazione del Pnrr e la lotta all’evasione. Non solo, la flat tax aumenta le discrepanze di “trattamento tributario tra dipendenti e autonomi, penalizzando i primi”. Si tratta, insomma, di una bocciatura senza mezzi termini quella arrivata da parte di Fabrizio Balassone, capo del servizio struttura economica del dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia, nel corso audizione davanti alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato su alcune delle misure più discusse della manovra».

I tecnici di Bankitalia fanno il loro mestiere: segnalano le coordinate entro le quali vanno assunte le scelte politiche. Però le loro analisi offrono solo il contesto “tecnico” di questo quadro. L’affermazione di una cultura di libertà responsabili, la difesa dei ceti medi cioè del tessuto che tiene in piedi la nostra società, il puntare per i giovani sul lavoro invece che sull’assistenza, il costruire un sistema di relazioni che non si basi sullo Stato ma sulla cooperazione delle parti, il garantire il diritto a un’equa pensione. Tutti questi obiettivi, che sono solo assaggiati dalla manovra “d’emergenza” del governo Meloni ma che ne costituiscono il programma quinquennale, vanno perseguiti da una politica consapevole delle questioni tecniche che non si consegna però solo alle questioni tecniche. Anche perché quando invece ci si è consegnati interamente a logiche tecnocratiche, come con il disastroso governo Monti, si è creata un’enclave peronista nella nostra politica e società (i grillini al 32 per cento nel 2018) che tra figli che non nascono, giovani che scappano all’estero o non studiano né lavorano, distruggerà non solo la nostra economia ma la nostra civiltà.

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Sul Sussidiario Paolo Annoni scrive: «Per comprendere la questione cruciale del contante riproponiamo uno scoop di Reuters di un paio di settimane fa. Secondo l’agenzia il governo tedesco starebbe accelerando i preparativi di un piano di consegna d’emergenza di banconote in caso di blackout, in modo che l’economia continui a funzionare. Il piano coinvolge la Banca centrale tedesca, la Bafin e altre istituzioni finanziarie in un paese in cui circa il 60 per cento delle transazioni viene fatto in contanti. Mentre il governo italiano limita il contante disincentivando il suo possesso, la Germania prepara un piano straordinario di immissione di banconote in una fase in cui il rischio blackout in Europa è da settimane oggetto di commenti e articoli sulle principali testate finanziarie continentali. Tralasciamo il rischio attacco “hacker” su cui si specula da mesi dopo l’inizio delle ostilità in Ucraina».

La politica ha bisogno di guardiani tecnici che ne vigilino i confini e ne impediscano l’irresponsabilità. Poi, magari, se “i tecnici” fossero un po’ meno esterofili o comunque subalterni, e studiassero come funzionano le economie degli altri grandi Stati dell’Unione, sarebbe anche meglio.

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Su Formiche Francesco Scisci scrive: «Alla fine della Seconda Guerra mondiale la Democrazia cristiana ereditò l’Iri, come grande gruppo di Stato che accorpava le industrie strategiche e accompagnò la nascita dell’Agip, per occuparsi delle necessità strategiche nazionali. Più tardi, arrivò anche l’Enel, come società nazionalizzata dell’energia. Inoltre la finanza si consolidò intorno a un asse pubblico tra Banca commerciale, Generali e Mediobanca per tutelare e indirizzare l’impresa privata. Mediobanca in particolare ricavò il suo spazio in Italia negoziando con la finanza di Parigi, Londra e New York e mantenendo forti legami con la politica di Roma. Questi suoi legami nazionali e internazionali davano robustezza a Mediobanca e al suo asse Comit-Generali, nella negoziazione con le imprese italiane ammesse nel suo “salotto buono”. La fine della Guerra fredda e la fine del sistema politico ancorato intorno alla Dc si è accompagnata anche allo sgretolamento di tutti i suoi complementi industriali e finanziari».

Scisci ripropone il problema dell’accumulazione capitalistica e dell’infrastrutturazione necessaria per sostenere la grande industria in Italia. Centrale nella discussione economica del primo Novecento e nel secondo dopoguerra, e abbandonato invece negli anni Novanta. Ci hanno ragionato grandi industriali come Alberto Bombassei e Leonardo Del Vecchio, ma senza grande ascolto né da parte della politica né da parte delle organizzazioni (più o meno) rappresentative degli imprenditori.

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Su Huffington Post Italia Angela Mauro scrive: «L’operazione di soccorso a Viktor Orbán è partita. Ma a portarla avanti non sono i suoi soliti amici dell’Est. Stavolta nella tolda di comando europea che vorrebbe fare all’Ungheria uno sconto sul rispetto dello Stato di diritto c’è anche l’Italia del governo Meloni, che è in buona compagnia della Germania e della Francia, insieme ad altri Stati membri».

Ai nostri media mainstream avvoltolati nelle loro banalità retorico-propagandistica, spesso sfuggono notizie tipicamente “fuori dal coro” che siti intelligenti invece segnalano.

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