Nei bagni di Pechino non possono volare più di due mosche. Per legge

Due, non di più. È il numero massimo di mosche che, secondo una legge approvata all’inizio di questa settimana dal Comune di Pechino, potranno volare contemporaneamente nei bagni pubblici della capitale della Cina. Lo scopo è nobile: migliorare l’igiene dei servizi pubblici della seconda città più potente del mondo. Ma la legge è controversa: chi verrà a contare le mosche per far rispettare le regole? Si chiedono in tanti su Weibo, il twitter cinese.

Verrebbe da farci su due risate, ma la questione è seria. Pechino infatti non è l’unica città della Cina ad aver approvato una legge simile. A Nanchang, per esempio, nel sud del paese, sono stati più lassisti: il limite fissato per legge è tre mosche. Una donna delle pulizie, riporta AgiChina24, che lavora nei locali del giornale megafono del Partito comunista Global Times ha dichiarato ridendo a più non posso: «Ieri in una toilette di un supermercato nel quartiere di Chaoyang ho visto volare solo una mosca. Non hanno rispettato il regolamento!». Poi ha aggiunto:«Davvero c’è un limite? Nessuno mi ha informato della legge né mi sono state consegnate scorte di spray». Sia Pechino che Nanchang però hanno deciso di inasprire la legge nazionale, che nel 1998 ha fissato la “no-fly zone” a cinque mosche per bagno.

Norme di questo tipo non sono una novità per la Cina: già nel 1957 Mao Zedong dichiarò guerra ai passeri, riporta un articolo di Sonia Montrella. Così, dal 18 al 20 maggio, solo a Pechino furono uccisi a colpi di fucile o per avvelenamento 83.200 passeri. Seguì poi una campagna contro i ratti: chiunque avesse consegnato code di topo sarebbe stato premiato in denaro. Il record fu segnato da una signora dell’Anhui che in un anno consegnò alle autorità 2.600 code di topo.

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