Napolitano giustifica l’indifendibile Lula

Anche stavolta, come già nel caso del suicidio del regista Monicelli, il capo dello Stato ha pronunciato una parola di troppo. A Ravenna gli è scappato detto che se il Brasile non ha estradato nel nostro paese il terrorista rapinatore pluriomicida Cesare Battisti, la colpa è dell’Italia che non si è fatta capire. Eh, no, signor Presidente, questa non la accettiamo proprio: l’Italia s’è fatta capire benissimo, tanto che il Tribunale Supremo brasiliano le aveva dato ragione, ed aveva dichiarato estradabile il fuggitivo. Chi, fin dall’inizio, aveva fatto capire che non avrebbe mollato l’osso tanto facilmente erano stati Lula e il suo ministro della Giustizia Tarso Genro. La ragione? L’affinità ideologica fra molti elementi del Partito dei lavoratori brasiliani e i terroristi rossi italiani.

 

Vi sembra un giudizio sommario? Allora prendete nota di questa notizia d’archivio: nel luglio del 2007 due boxeur cubani si diedero alla fuga durante i Giochi Panamericani, che si svolgevano a Rio de Janeiro; furono arrestati dalla polizia brasiliana perché il loro visto era scaduto e rispediti a Cuba senza tanti complimenti. Il governo di Lula affermò che erano stati loro stessi a chiedere di poter tornare in patria. Molti parlamentari brasiliani chiesero chiarimenti, e cercarono di recarsi a Cuba per poter parlare coi due pugili. Il paese di Fidel Castro fece sapere loro, attraverso un ministro brasiliano, che avrebbe rifiutato loro il visto d’ingresso; Lula non fece la benchè minima pressione perché L’Avana si mostrasse più flessibile. Due anni dopo uno dei due boxeur, Guillermo Rigondeuax, fuggì nuovamente e oggi è un professionista affermato a Miami, Florida. 

 

L’Italia non si è spiegata bene col Brasile? No, signor presidente. La verità è che non c’è peggior sordo di chi non vuole capire. Scommettiamo che se Battisti era un terrorista nero Lula ce lo aveva già rispedito impacchettato come un salame?

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