Mostra – Viziate e non emancipate. Le donne della Pinacoteca Züst come uccelli in gabbia

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Girolamo Mocetto: Ritratto femminile, 1517 ca.; olio su tavola; Verona, Museo di Castelvecchio

Fortunatamente per loro, erano di famiglia abbiente le donne protagoniste della mostra Doni d’amore. Donne e rituali nel Rinascimento, aperta fino all’11 gennaio 2015 presso la Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Mendrisio, nel Canton Ticino. Le popolane, naturalmente, avevano riservato tutt’altro trattamento, e potevano soltanto sognare quei preziosi oggetti che tra il XIV e il XVI secolo venivano offerti alla donna per celebrare il fidanzamento, il matrimonio, o la nascita di un erede. E’ una tradizione tutta “cortese” quella che ci viene raccontata dalla retrospettiva svizzera, che ci riporta nella vita agiata, ma non necessariamente felice, di queste ragazze e dei rituali formali e tirati a lucido che ne segnavano il passaggio da fanciulla posta sotto la tutela del padre a sposa assoggettata al marito.

Seppur privato di libertà, la cultura del tempo conferiva alla figura femminile, solitamente relegata all’ambito domestico, un ruolo fondamentale, di madre e moglie,  che le famiglie abbienti festeggiavano con fastose cerimonie e commissionando pregiati manufatti da offrirle in dono. Queste dame erano spesso molto colte, ma il loro destino si compiva soltanto all’interno di quelle mura, attorno quei cofanetti, quei gioielli, quei suppellettili quelle stoviglie, quei cassoni, depositari inanimati di uno stato d’animo che possiamo ben capire: quello di un uccello chiuso in gabbia. E come un uccello, queste creature divenivano un simbolo: il simbolo del potere acquisito dai due casati una volta che un importante matrimonio veniva celebrato, il simbolo del rango sociale acquisito, il simbolo di un mondo che per certi versi sopravvive ancora oggi, quello legato ad uno status sociale patino che raramente si è disposti ad abbandonare.

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