Mostra – New York accoglie la ricostruzione Futurista dell’Universo

Che Tommaso Marinetti si augurasse davvero un trionfo in tutto il mondo della corrente da lui fondata lo si legge in quel famoso Manifesto pubblicato nel 1909 su Le Figaro: <<È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri>>. Ed effettivamente, l’eco di una corrente che invitava, quasi più di un secolo fa, a ricostruire da zero un Paese fossilizzato ed imbrigliato nella staticità delle sue abitudini sociali e culturali, ha continuato a risuonare di generazione in generazione, trasformando quei personaggi che furono protagonisti del più importante movimento di avanguardia – non solo artistica – del XX secolo, in veri e propri miti di cui ancora oggi si subisce il fascino. Ed infatti, il prossimo 21 febbraio, presso il Museo Guggenheim di New York, verrà aperta al pubblico la più grande mostra dedicata al movimento di Boccioni, Balla, Carrà e Depero, dal titolo Italian Futurism, 1909-1944. Recostructiong the Universe.

Saranno le oltre 360 opere di più di 80 artisti, architetti, designers, fotografi e scrittori, a guidarci in questo excursus di oltre vent’anni che si propone di raccontare in modo esaustivo i due “volti” della corrente che ha visto una fase “eroica”, dalla sua  fondazione fino al 1916, ed una seconda incarnazione, dalla fine della Grande Guerra ai primi anni ’40. L’idea di opera d’arte totale, di arte meccanica, le influenze sulla moda, sul design, sulla poesia, sulla musica e sull’archietettura, i legami con le altre correnti del tempo: sono tanti i fil rouge che si incastrano in questa retrospettiva che non trascura neanche il tema, poco sviluppato al di fuori dell’Italia, dei legami che il Futurismo ebbe con il Fascismo. Ma la parola sulla riuscita dell’evento spetterà ai fortunati che potranno recarsi nella Grande Mela ad ammirare il vastissimo insieme di opere che hanno trovato momentaneamente posto nella famosa rampa elicoidale del museo americano. A soddisfare, invece, le curiosità di tempi.it, sarà Francesca Lavazza (Direttore Corporate Image di Lavazza) nell’intervista che venerdì verrà pubblicata in questo spazio, che ci racconterà il ruolo portante della famosa azienda capofila del made in Italy di cui porta il nome, grazie alla quale è stato possibile realizzare questo ambizioso progetto espositivo che resterà aperto al pubblico fino al primo settembre 2014.

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