Mostra – Le immagini di vita e di morte di Théodore Géricault

Chi l’avrebbe mai detto che Théodore Géricault (1791 – 1824) fosse depresso e ipocondriaco? Proprio lui, precursore del Romanticismo francese, uno degli interpreti più appassionati della cronaca del suo tempo, il celeberrimo autore de La zattera della Medusa, opera che ancora oggi incanta anche i più distratti turisti del Museo del Louvre, era in cura presso il Dottor Etienne-Jean Georget, medico antesignano di psichiatria, per il quale realizza, tra il 1819 e il 1823, quella serie di dieci ritratti dedicata ai malati mentali, i Monomaniaci, metafora di quel tedium vitae e di quelle turbe mentali che sempre lo assalirono. Ecco che tutto torna. Ancora una volta è la pittura lo sfogo di un’esigenza interiore, che nel caso di Géricault é relativa all’interazione esistente tra la sofferenza fisica e quella mentale dell’uomo moderno.

Sono queste le tematiche a lui più care: la prima viene raccontata da quei teschi e da quelle parti del corpo mozzate che il pittore ci presenta in primo piano come delle vere e proprie nature morte, la seconda da quei ritratti – che risento anche degli studi di fisiognomica del filosofo e scrittore Johann Caspar Lavater – di persone disturbate, alcuni dei quali si possono ammirare presso la Schirn Kunsthalle di Francoforte che, fino al 26 gennaio 2014, ospita la prima grande mostra monografica tedesca dedicata all’artista francese. Dal titolo Géricault. Images of liefe and death, la retrospettiva si articola in quattro gruppi di dipinti – Battaglie, Corpi, Teste e Crisi – che ritracciano sia il contesto storico in cui visse l’artista, sia il suo curioso interesse verso l’arte e la scienza.

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