Mostra – Il Natale a Vicenza regala i notturni dei maestri della storia dell’arte

Caspar David Friedrich, Città al chiaro di luna, 1817 olio su tela, cm 45,8 x 33 Winterthur, Museum Oskar Reinhart am Stadtgarten
Caspar David Friedrich, Città al chiaro di luna, 1817 olio su tela, cm 45,8 x 33 Winterthur, Museum Oskar Reinhart am Stadtgarten

Cosa ci fanno insieme Tutankhamon, Caravaggio e Van Gogh? Lontani nello spazio e nel tempo, solo una grande passione e una forte ambizione avrebbe potuto unirli, insieme a tanti altri protagonisti della storia dell’arte, in un’unica coerente retrospettiva, costruita intorno ad un unico tema che fa parte ancestralmente, e sempre lo farà, delle nostre vite: la notte. <<Il progetto di questa mostra – afferma il curatore Marco Goldini – nasce dal desiderio di raccontare in un altro modo qualcosa che  accaduto. (…) Pensando a come la notte, il suo spazio soprattutto, raccolga ogni volto, e ogni cosa, in una dispersione che ci fa partecipare – corpo e anima – di quello stesso spazio. (…) Volevo raccontare una perdita, e volevo farlo evocando i colori della notte, nella luce del crepuscolo, di una prima sera che viene. Mi sembrava bello poter chiamare accanto a me tanti artisti che nella notte si erano perduti, dipingendo. E costruire cosi una storia dei notturni, nelle diverse loro motivazioni stilistiche e di sentimento>>. Ecco l’origine di questa straordinaria miscellanea di capolavori, emozioni, simboli e sensazioni, che dalla notte di Natale 2014 farà brillare la Basilica Palladiana di Vecenza, con la mostra intitolata Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento, che resterà aperta a lungo, fino al 2 giugno 2015.

Edward Hopper, Emporio, 1927 olio su tela, cm 73,7 x 101,9 Boston, Museum of Fine Arts, © 2014 Museum of Fine Arts, Boston
Edward Hopper, Emporio, 1927 olio su tela, cm 73,7 x 101,9 Boston, Museum of Fine Arts, © 2014 Museum of Fine Arts, Boston

Il lungo viaggio notturno comincia con gli Egizi e con quella notte intesa come cammino nell’oscurità post-mortem, illuminato dagli oggetti della vita, dai segni, dalle memorie impresse nelle menti di chi rimane. Maschere funebri, gioielli, teste e busti in pietra vengono esposti sotto un vasto cielo stellato, un allestimento che simula le immense notti del deserto, rese ancora più realistiche dal suono del vento che scuote l’atmosfera. Si prosegue dando subito spazio al protagonista assoluto del nostro Natale, Gesù Cristo, con episodi della sua vita ambientati nella sera e nella notte e dipinti da Giorgione, Tiziano, Veronese, Tintoretto, Caravaggio, Zurbarán: l’adorazione dei pastori, l’orazione nell’orto, la salita al Calvario, la deposizione nel sepolcro. E di lune e stelle è piano anche l’ottocento romantico, che fa del sentimento notturno il suo raggiungimento più pieno, la dimora della sua essenza che si sposa con l’immensità della natura. Turner, Friedrich e gli americani Cole, Church e Lane, sono i capofila di questa sezione che culmina con Corot, Millet e Monet.

Vincent van Gogh, Sentiero di notte in Provenza, 1890 olio su tela, cm 90,6 x 72 Otterlo, Kröller-Müller Museum
Vincent van Gogh, Sentiero di notte in Provenza, 1890 olio su tela, cm 90,6 x 72 Otterlo, Kröller-Müller Museum

E che dire del bianco e nero delle incisioni? Questo occupano una sezione breve e intensa, composta soltanto da sedici opere realizzate da due grandi maestri: il seicentesco Rembrandt e il settecentesco Piranesi, che ci trasportano, il primo, nella meraviglia delle figure soffuse nel buio, il secondo, nell’intensità degli scorci scenografici e teatrali delle sue carceri. Le sale dedicate al Novecento non possono non avere tra i protagonisti il maestro della solitudine notturna della modernità, Hopper. Insieme a lui lo spirituale Klee e lo scomposto – dal vento delle sue opere – Nolde. Dulcis in fundo, la storia dell’uomo affogata nella notte: la matericità del nostro corpo ci viene qui presentata con le deposizioni di Rubens e Luca Giordano, accostate al corpo assassinato di Cézanne e a quello accartocciato di Bacon, con il corpo della donna tahitiana di Gauguin, rossa come un tramonto tropicale e come le pennellate fiammeggianti di Rothko. Chiudono il cerchio la Notte di Natale di Gaugin, dove i tetti innevati di Bretagna sono lo sfondo di un presepio tahitiano, e il Sentiero di notte in Provenza di Van Gogh, dove una solitaria grande luna illumina il cammino di quegli universali personaggi.

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