Mostra – I maledetti di Montparnasse distaccati per stile ma legati dalla stessa tragedia interiore

<<Non mi parlate di quell’italiano che mi ha fatto quasi diventare alcolizzato>> ha detto una volta, in toni probabilmente scherzosi, il pittore di origini russe Chaïm Soutine a proposito di Amedeo Modigliani; in realtà l’artista italiano fu uno dei suoi più grandi amici in quella Parigi degli “anni folli” del primo Novecento, e uno dei pochi ad averlo aiutato, introducendolo nei giusti ambienti e presentandogli il collezionista e rappresentante d’arte Netter, a sopravvivere nella Ville Lumière, una volta trasferitovi dalla fredda Russia. Ma lo stile di Soutine, come quello del suo amico italiano, non si amalgamò mai completamente a quelle che erano le tendenze espressioniste del tempo, semmai si accostò all’interesse per l’indagine della tragedia interiore dell’uomo che lo accomuna a nomi come Maurice Utrillo, Suzanne Valadon, Moïse Kisling e Léon Solá. Tutti questi pittori sono oggi protagonisti della retrospettiva intitolata Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter, aperta fino al 6 aprile 2014 presso la Fondazione Roma nella sede espositiva di Palazzo Cipolla, le cui opere in mostra hanno il compito di ricostruire le tendenze artistiche e gli interessi di quel gruppo di pittori stravaganti del quartiere di Montparnasse che beveva (soprattutto assenzio) e fumava quel che capitava.

Il disagio di uno stile di vita tormentato e irrequieto è ben evidente nel gran numero di opere raccolte Roma, ma il percorso espositivo – che destina ogni sala o a un determinato pittore – avrebbe potuto raccontare di più se solo si fossero accostati, di tanto in tanto, quadri dalle firme differenti ma dalle evidenti similitudini. Come nel caso della Donna in verde di Soutine, il cui volto assume lo stesso ovale della Fanciulla in abito giallo di Modigliani, o il Ritratto di Maria Lani di Suzanne Valadon, che immortala una donna seduta con le mani in grembo e le gambe spostate verso sinistra in una posizione simile al Ritratto d’uomo (Jonas Netter) di Moïse Kisling, o ancora la Ragazza con camicia azzurra di Léon Solá, ripresa da una punto di vista in alto allo stesso modo de La pazza di Soutine.

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