Mostra – A Piacenza una mostra dedicata a Barbieri Oswaldo Terribile

BOT - Aereopaesaggio, 1931
BOT – Aereopaesaggio, 1931

Quando si parla di futurismo si pensa soprattutto a Marinetti, a Boccioni a Balla, e alla città di Milano. Ma il desiderio di dare una spinta al Novecento ha avuto eco in diverse regioni e città italiane. Tra queste Piacenza, che ha dato i natali a Bot, acronimo di Osvaldo Barbieri (1895-1958), che lui stesso scelse una volta avvicinatosi al futurismo e che letteralmente significa Barbieri Oswaldo Terribile. L’artista piacentino conobbe nel 1929 Marinetti, e grazie al padre del noto manifesto futirista, diviene uno dei protagonisti delle mostre allestite dalla Galleria Pesaro di Milano. A fargli compagnia i vari Fillia, Diulgheroff, Prampolini e un giovane Bruno Munari. Dopo questo invidiabile esordio, partecipò anche a due edizioni della Biennale di Venezia, nel 1930 e 1932. Il suo marchio di fabbrica è definito dalle sue concezioni più innovative: la sferopittura, la cartopittura, la ferroplastica.

BOT - Cacciatori di leopardi, 1938
BOT – Cacciatori di leopardi, 1938

Benchè il suo nome non rimbombi in modo deciso nei libri di storia dell’arte, la sua fantasia e il suo estro meritano di essere ricordati. E lo fa con molto orgoglio lo Spazio Mostre della Fondazione di Piacenza e Vigevano che, fino al prossimo 22 novemre, ospita a Piacenza una grande retrospettiva intitolata Bot. I futurismi di un giocoliere. Curata da Elena Pontiggia ed organizzata dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, la mostra espone 400 opere che raccontano l’originale percorso creativo di questo instancabile sperimentatore, che con disinvoltura è passato dalla pittura alla scultura, dal ready made al graphic design, dalla fotografia alla poesia visuale. “La mostra di BOT – sottolinea il Presidente della Fondazione Massimo Toscani – è il nostro primo, grande progetto in ambito artistico. Un progetto completamente “nostro”, dalla progettazione allo spazio che lo ospiterà, la nostra sala mostre”. E’ un progetto volto a presentare il nuovo ruolo della Fondazione, che da ora in poi si impegna a fare cultura e non solo a supportarla.

 

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