Miriano: perché nel nostro mondo illuminato non si possono metter in dubbio le teorie del genere?

Costanza Miriano interviene oggi su Avvenire per raccontare cosa è accaduto alla traduzione in Spagna del suo libro Sposati e sii sottomessa, la cui traduzione spagnola ha suscitato tanto polemiche. Tempi.it ve ne ha già parlato qui, traducendo la lettera scritta dall’arcivescovo di Granada, Francisco Javier Martínez Fernández, in risposta alle critiche che tre partiti iberici e alcuni media hanno rivolto contro la decisione della casa editrice Editorial Nuevo Inicio.
Miriano scrive di essere stata avvisata che «quel titolo» (Casate y sé sumisa) avrebbe suscitato «fastidio», ma mai si sarebbe aspettata una reazione del genere, addirittura di essere accusata di istigare alla violenza sulle donne. «Istigazione che ovviamente nel mio libro non è neppure vagamente adombrata. Il capo di imputazione, l’unico, sarebbe l’uso della parola “sottomessa”, che io peraltro ho copiato da san Paolo».
La scrittrice – che ha ricevuto critiche e richieste di censura da parte di chi nemmeno ha letto il volume – dice di avere imparato qualche lezione dalla vicenda che l’ha, suo malgrado, coinvolta. «Gli uomini sono segnati dal peccato originale», scrive. «La vita è il tempo che abbiamo (solo quello!) per la nostra conversione, e per gli sposati il luogo della conversione è esattamente il loro rapporto. Uomini e donne sono diversi, come è osservabile a occhio nudo. Noi donne abbiamo un enorme potere: quello di indirizzare l’uomo, verso il bene, come Maria, o verso il male, come Eva. “Dio – scrive Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem – affida l’umanità alla donna”. Questo talento educativo, che Dio ci ha dato per prenderci cura dell’essere umano, a volte tendiamo a usarlo per controllare, manipolare, formattare l’uomo. Lui da parte sua tende a essere egoista o sfuggente, a tenersi sempre qualcosa per sé senza dare tutto, e per imporsi a volte usa la prepotenza, in certi casi estremi la violenza. Se la donna lavora su di sé, la sua dolcezza e l’umiltà riescono a non mettere in moto il mister Hyde che spesso dorme nei maschi, e che è etologico, perfino zoologico. La bontà della donna, in alcuni casi, tira fuori il meglio dell’uomo. Se la cosa riesce, è un salto di civiltà».
Questo aspetto, questo “dono” potremmo dire, è stato volutamente frainteso dai suoi detrattori che hanno voluto appiattirlo su un «ritorno al passato patologico – donne costrette al silenzio, a una mitezza non scelta ma obbligata». Ma è stata appunto un’operazione a tavolino, del tutto estranea alle intenzioni della Miriano che non propone «un ritorno a un certo passato, ma al contrario un passo avanti: non conformismo, ma trasgressione, ribellione, libertà. Essere dolci e accoglienti e materne è il massimo della libertà, è la libertà dal proprio peccato».
«Per me e quelle della mia generazione – prosegue – la pari dignità tra uomo e donna è un fatto talmente ovvio che ipotizzare che qualcuno possa metterla in dubbio è pura follia. Sono così sicura di questo che se potessi stare a casa a fare “solo” la moglie e la mamma ci starei senza il minimo senso di frustrazione o umiliazione, ma anzi con la certezza di avere un privilegio (che infatti non ho). Magari continuerei a scrivere, quello sì, ma nei ritagli di tempo di giorno, e non sarei costretta a farlo tra mezzanotte e le cinque di mattina, come ora».
Quindi la stoccata finale: «Probabilmente la Spagna è uscita dal franchismo, ma il franchismo non è uscito dalla testa di molte persone. Come tutte le dittature è stupido, arretrato, intollerante, violento. La nuova dittatura oggi è quella delle teorie di genere. Noi invece crediamo che esistano uomini e donne, e che l’identità non ce la scegliamo, ma ci viene donata. La Genesi dice che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio, maschio e femmina. Questo dice qualcosa di profondissimo sull’umanità, e qualcosa che forse non abbiamo ancora compreso in pieno. Papa Wojtyla, mi ha raccontato il cardinal Caffarra, raccomandava di leggere e rileggere quella pagina più e più volte al giorno: «Lì c’è tutto sull’uomo», diceva. Ora mi chiedo: perché in questo mondo illuminato tollerante aperto tutti possono parlare, tranne chi mette in dubbio le teorie di genere? Io credo che l’obiettivo ultimo di questa aggressività nei nostri confronti sia negare che siamo figli del Padre, e affermare invece che possiamo determinare tutto di noi. Alla fin fine, quello che disturba tanto l’uomo contemporaneo è sentirsi dire che è creatura dipendente da Qualcuno. Se si arrabbiano così tanto, è solo perché non sanno quanto questo Qualcuno ci ama».
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