Mi permetto di dire una cosa alle mogli che cacciano di casa i mariti. E viceversa

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Pubblichiamo la rubrica di Pippo Corigliano contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Per l’ennesima volta vengo a sapere che una moglie ha cacciato il marito di casa per comportamento intollerabile. Non posso, non voglio e non devo giudicare. Vorrei soltanto farmi portavoce per avvisare delle conseguenze che queste decisioni portano.

Sono testimone che i litigi, le cause, le tensioni, eccetera che derivano da una separazione sono una via crucis che non ha niente da invidiare al tenersi il coniuge che si comporta male. Chiaramente bisogna distinguere caso per caso. Ma lo stesso vorrei mettere in guardia soprattutto le donne dalle amiche che suggeriscono: lascialo!, è “intollerabile”.

Ognuno prenderà le decisioni in coscienza ma quando si dice: «Io prendo te come mio sposo e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita», si sta dicendo quel che si dice e occorre ricordarselo.

Chi può misurare le ferite nella personalità dei figli? E non è meglio perdonare, sorridere, andare avanti? Quanti matrimoni in passato si sono salvati così e le famiglie sono sopravvissute bene. Se Dio perdona, perché il coniuge non prova a perdonare? E certi comportamenti non saranno stati anche provocati dalla freddezza, dalla supeficialità, da cambi d’umore dell’altro o dell’altra?

Ripeto che mi guardo bene dal giudicare, parlo solo perché le sofferenze di cui sono stato testimone “dopo” vengono troppo spesso sottovalutate, specie se ci sono figli. È la più importante delle scienze: saper voler bene.

Foto letto matrimoniale da Shutterstock


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