Tu, cosa vedi nel manifesto dell’obesa che calpesta Gesù? Blasfemia, certo. Ma non quella del mondo Lgbt

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«Dov’ogne cosa dipinta si vede» (Paradiso, canto XXIV)

Un’immagine vale più di mille parole, si dice. Un’immagine non spiega, ma chiede: «Tu, cosa vedi?». Lo pensavo mentre visitavo, al Meeting di Rimini, la mostra sulla recente rivoluzione egiziana e mi ha colpito l’espressività di un paese in guerra, che ha usato anche l’arma pacifica del disegno. Dai primi vagiti di una libertà ancora da conquistare sgorga un’arte semplice ed efficace: un sorriso dipinto sulle barricate. E qui, la cosa benedettamente scandalosa è che la risposta al «cosa vedi?» è inequivocabile, da qualsiasi parte della barricata si stia. Chi spara e chi muore riconosce in quella linea arcuata, che pare far sorridere un muro, il grido di felicità di ogni cuore.

saligiaPassando dall’audacia della primavera araba al nostro imbolsito autunno europeo, il quadro cambia. Da noi il cammino della libertà è in fase così pienamente adulta, che talvolta dà segni di demenza senile. Lo scandalo da noi è l’immagine di un’obesa donna nuda e truccata, circondata da muri scrostati, che orgogliosamente poggia la sua scarpetta bianca sopra un panchetto, ricoperto da un’icona dorata di Gesù e della Madonna. È il manifesto scelto per la mostra internazionale d’arte Lgbte di Torino. E giù milioni di parole, altro che mille. Blasfemia, vilipendio della sensibilità religiosa – si accusa da una parte. No, un’immagine della superbia che vuole orgogliosamente ergersi addirittura sopra la divinità – spiega, dall’altra parte, l’autore Mauro Pinotti.

Nei meandri del web il dibattito ha addirittura assunto forti tinte di ferocia, che però manifestano i segni tipici della debolezza di una società che, dando la pace per scontata, sguazza in bellicosi assalti verbali. Il cristiano che va all’attacco usando l’argomentazione, davvero debole, sul fatto che se al posto di Gesù fosse stato calpestato Maometto sarebbe successo un putiferio, dimentica che – grazie a Dio (letteralmente) – la nostra è una fede così libera da abbracciare anche chi bestemmia. E lo abbraccia con la chiara luce del giorno, non con l’oscurantismo; perché deve ancora sorgere il giorno in cui un uomo che insulta sarà più felice di uno che loda.

Ma anche gli argomenti estetici del signor Pinotti sono deboli, perché è lapalissiano che chi concepisce una simile immagine sa di guadagnarsi visibilità a suon di polemiche, e polemiche assai poco interessanti, perché tese a esasperare una contrapposizione, a innalzare barricate (anziché a tendere una mano oltre i muri).

Ma anch’io sono caduta nel tranello delle mille parole. Ok, facciamo fare all’immagine il suo dovere, quello di interrogare lo spettatore.

Tu cosa vedi? Bè, vedo anch’io una certa blasfemia. Ma non tanto quella del signor Pinotti o del mondo Lgbt, bensì la nostra. Vedo la nostra vecchia Europa, ingrassata sul benessere e ora orgogliosamente imbellettata di rigore e virtuosità, che crede di stare in piedi quando attorno a lei tutto tristemente langue e decade. Poi scelgo di vedere che pure una signora così superba sia capace di accorgersi dell’unico punto luminoso sulla scena; una presenza che le è stata compagna per l’intero corso della storia.

Salga su, signora, con tutti e due i piedi… quel trabiccolo dorato si è preso sulle spalle il peso del mondo, reggerà anche lei.

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