Lo Chef Cannavacciuolo approda in tv. I soloni gridano allo scandalo ma può fare meglio di Gordon Ramsay

E così, anche l’Italia avrà le sue Cucine da incubo. Un super cuoco, con telecamere al seguito, farà incursioni nei locali più disastrati (o, se preferite, bisognosi d’intervento), che in Italia pullulano, alla faccia di ogni nazionalismo. Preparatevi, spettatori di Sky e dintorni. Se nella versione originale anglosassone il mattatore del programma era lo spiritato, diabolico, deliziosamente odioso Gordon Ramsay, da noi l’incursore sarà il partenopeo Antonino Cannavacciuolo.

Guarda chi si rivede: i lettori di Tempi già lo conoscono. Nel 2011, la vostra amata (si spera) rubrica dei ristoranti del sedicente Esperto vi aveva portato a Orta San Giulio (Novara), alla scoperta di quella bomboniera deliziosa che è il Villa Crespi: ossia, il centro operativo e palatale del grande chef. Come dimenticare i giochi costanti di sapore, gli incastri tra tradizioni novaresi e ricordi marinari campani? Il cubo di vitella di Boves con caviale, salsa d’ostrica, gremolada e cipolla rossa marinata non poteva passare inosservato. E lo stesso dicasi per il virtuosistico riso Carnaroli allo zafferano, salsiccia di Bra e ricci di mare: un mosaico di sensazioni, un’armonia totale di dissonanze. E un piatto inaspettato come la trippa di agnello della Bisalta con gamberi in tempura al curry, salsa al porto e cipolla candita cos’era, se non un’autentica, goduriosa opera di ingegno (anzi, di genio) gastronomico?

Certo, per molti cuochi improvvisati, forti magari del luogo comune secondo cui “in Italia si mangia sempre bene, non come da quei barbari oltreconfine”, il confronto con un talento simile potrà essere uno choc. Per non parlare del fisico. Al posto dell’ossuto e vagamente algido Ramsay, qui abbiamo un colosso di Rodi con tanto di barba da simpatico Mangiafuoco: televisivamente potrebbe funzionare persino meglio, specie se saprà dispensare il simpatico e pratico savoir faire prettamente napoletano.

Come che sia, ci auguriamo che il grande Antonino, sia pure col supporto mediatico (che a molti pare il diavolo: basti pensare alle critiche ingenerose e non troppo salaci mosse a Carlo Cracco e Bruno Barbieri, che per i soloni avrebbero avuto la colpa di mollare la cucina “alta” per sprofondare nel baratro catodico), sappia dare una scossa a ristoratori che mai come in un momento carognino come quello odierno hanno bisogno di aiuto e consigli da chi si è fatto apprezzare nel mondo. In bocca al lupo.

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