Ljudmila Alekseeva, la dattilografa del samizdat

Si è spenta a 91 anni, a Mosca, Ljudmila Alekseeva, una delle protagoniste di primo piano del movimento per i diritti umani in Urss e nella Russia post-sovietica. Nata in Crimea nel 1927, da giovane si appassiona di storia. Laureatasi nel 1950 con una tesi sulla storia del Partito comunista, le si aprono le porte per una brillante carriera accademica. Ma verso la metà degli anni ’50 la sua visione della vita e della politica cambia radicalmente, fino ad avvicinarsi al mondo dei «diversamente pensanti», i gruppi del dissenso.
Negli anni ’60 la vediamo intenta ad aiutare i detenuti «politici» e i confinati, nel ’68 per aver preso le difese di alcuni scrittori invisi al regime viene espulsa dal Partito, perde il lavoro accademico e il suo nome finisce sulla lista nera del Kgb.

QUINTESSENZA DEL PENSIERO

Tra il ’68 e il ’72 si presta come dattilografa e correttrice di bozze per la Cronaca degli avvenimenti correnti, il bollettino samizdat che ha accompagnato le attività del dissenso sovietico:

«Nella sua fragile tecnologia – ha scritto – si nasconde il segreto della sua qualità. Chi si metterebbe a trascrivere i testi rischiando per qualcosa che non vale nulla? Il samizdat è un modo per stampare solo ciò che interessa veramente, e per cui si è disposti a metterci del tempo e a rischiare, è veramente la quintessenza del pensiero artistico, politico e sociale della nostra epoca».

IL DISSENSO NEL BILOCALE

Poi il “salto di qualità”: nell’agosto del 1975, a Helsinki, 35 Stati, tra cui l’Urss, sottoscrivono l’Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, che li impegna fra l’altro al rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. La Alekseeva legge il testo degli Accordi di Helsinki riportato dalla stampa sovietica (cosa mai successa prima), ma ne resta delusa: le sembra un testo burocratico e anche piuttosto generico. Tuttavia nel maggio del ‘76 il fisico Jurij Orlov – uno dei leader del dissenso – le chiede di entrare a far parte del nascente Gruppo Helsinki «non perché io fossi particolarmente intelligente» – racconta, – ma perché era un’ottima dattilografa e redattrice, lavoratrice instancabile. «Dicevano scherzando che la sede del Gruppo Helsinki era a casa nostra; era vero il contrario: eravamo noi a vivere nella sede del Gruppo». Nel bilocale c’è gente che va e che viene, in cucina è sempre pronta una pentola per preparare un piatto di minestra per ospiti inattesi, «mio marito e mio figlio ogni tanto gettavano uno sguardo qua e là, ma nessuno ci faceva caso».

NON ME LI PUBBLICANO

Un giorno si confronta con Orlov sull’importanza della firma sovietica in calce agli Accordi: non sono più princìpi che si possono accettare o meno, come nella Dichiarazione universale dei diritti umani, ora gli Stati firmatari si impegnano a rispettarli. Non credano le autorità di cavarsela – le spiega il fisico, – rilasciando un paio di detenuti politici: è importante che tutti gli Stati firmatari vengano a sapere delle violazioni dei diritti umani, compresa l’Urss – e qui entra in gioco il loro gruppo.
Così all’inizio stampano una trentina di copie dei loro rapporti sulle violazioni dei diritti umani in Urss e le spediscono «con raccomandata e ricevuta di risposta» alle ambasciate degli Stati firmatari, oltre che alle autorità sovietiche. Presto si accorgono però che i plichi non arrivano ai destinatari, perciò cambiano metodo, invitando i giornalisti sia sovietici che stranieri a conferenze-stampa improvvisate a casa di qualche attivista. I sovietici non vennero mai – ricorda la Alekseeva, – e anche gli occidentali erano pochi. Sa – le disse uno dei responsabili della Reuters, – quello che fate è molto importante anche per il futuro della vostra patria, io scrivo spesso articoli e saggi sulla vostra attività, ma non me li pubblicano, non ne capiscono l’importanza.

LA NOTTE ASCOLTA LA BBC

Se l’Occidente è indifferente, in Urss pian piano l’interesse cresce: i materiali di denuncia contrabbandati in Occidente vengono diffusi dalle radio che si prendono anche in località dell’Urss dove il samizdat difficilmente potrebbe arrivare. La Alekseeva ricorda un detto: «Durante il giorno di’ “signorsì”, ma di notte ascolta la Bbc».
Nel febbraio del ’77 le pressioni del Kgb costringono la Alekseeva ad emigrare con la famiglia, si stabilisce in America da dove prosegue la sua attività in difesa dei diritti umani e scrive anche una storia del dissenso che costituisce la base imprescindibile per ogni opera dedicata a questo tema.

GLI AUGURI DI PUTIN

Nel ’93 rientra in Russia e tre anni dopo è eletta presidente del ricostituito Gruppo Helsinki. Negli anni 2000 fa parte della Commissione presidenziale per i diritti umani, e nonostante l’età non teme di farsi sentire in piazza.
Il 20 luglio del 2017, in occasione del suo 90° compleanno, il presidente Vladimir Putin si reca personalmente a farle gli auguri, provocando un certo mal di pancia tra coloro che seguono le vicende dei diritti umani in Russia. Ma «nonna Ljuda» è libera, sia di accettare i fiori da Putin sia di protestare contro la politica russa nei confronti dell’Ucraina.
Se n’è andata non soltanto una persona splendida – ricordano oggi i suoi amici di Memorial, – ma anche una parte della memoria di quell’epoca lieta, audace, difficile, dei «diversamente pensanti» degli anni ’60.

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