L’isola che non c’è di Anna Paola Pizzocaro

Ci aveva già stupito con Preghiere non risposte Anna Paola Pizzocaro (1974), la giovane artista milanese trapiantata a New York che aveva scelto come ambientazione per i suoi scatti un appartamento contemporaneo un po’ noir, abitato da animali non proprio domestici (orsi polari, fenicotteri), e invaso dalle acque di un onirico diluvio universale. Questa volta il set dei suoi ultimi lavori fotografici si sposta in una terra incantata, un eden lontano dalla catastrofe del post-diluvio, che non a caso prende il nome dell’isola che non c’è, dove volava Peter Pan, Neverland. Il tempo di mai – cosi si intitola la retrospettiva visibile dal 3 al 31 agosto 2012 nella sede di Fienilarte a Pietrasanta – è un vero e proprio viaggio fiabesco nel “luogo del dopo”, dove indigeni e pochi sopravvissuti al diluvio metropolitano si incontrano in un istante che ci riporta sia al passato che al futuro facendoci riflettere sul nuovo mondo che potrebbe iniziare. Anche i titoli delle sue opere calzano a pennello a quello che è un vero e proprio sogno metafisico.

 

Ne sono un intrigante esempio gli scatti Farsi cullare dai fiocchi di neve nel superbo silenzio (2012) e Lettere mai inviate cadono come petali di un fiore (2012), dove una fanciulla addormentata sollevata da forze invisibili, fluttua nell’aria lasciandosi accarezzare dal silenzio della natura incontaminata che la circonda. E con questa preghiera indiana, che Anna Paola sceglie per arricchire il suo percorso, <<Se non lascerai inaridire il tuo cuore, se farai delle piccole gentilezze ai tuoi simili, essi ti risponderanno con affetto. Ti doneranno pensieri amichevoli. Più uomini aiuterai, più saranno i buoni pensieri che ti verranno rivolti.  Il fatto che ci siano degli uomini ben disposti nei tuoi confronti, vale più d’ogni ricchezza>>, gli indigeni accolgono noi uomini sperduti nelle terre da loro abitate.

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