L’Espresso: «Solo il 25% dei giovani che fumano cannabis passa alle droghe pesanti». Solo?

cannabis-espresso-altra-copertinaIl settimanale l’Espresso è uscito oggi con una copertina dedicata ai movimenti che chiedono l’abolizione della moneta unica in Europa. Tuttavia la rivista – come accade a ogni uscita – segnala anche in un apposito spazio “L’altra copertina”, ovvero la copertina che la direzione avrebbe pubblicato se non avesse preferito optare per quella che poi è effettivamente andata in stampa. Ovvio che si tratta di argomenti altrettanto importanti, e infatti questa settimana “l’altra copertina” dell’Espresso è dedicata alla svolta «storica» dell’Italia sulla marijuana (vedi immagine a destra): il governo, segnala gongolante il sommario, «non ha impugnato la legge della Regione Abruzzo che consente l’uso terapeutico della cannabis nelle strutture sanitarie». Segue servizio trionfale dove naturalmente si celebra l’insperata apertura.

Un primo passo verso la legalizzazione totale? Non si sa. A quanto pare però l’Espresso un pochino ci spera, ma comunque non è questo il punto. Il punto è invece che, all’interno del servizio sui portenti medicamentosi dell’erba allucinogena, appare anche un box frivolamente intitolato “Chissà se fa male lo spinello”.  Vi si riportano in sintesi i risultati di uno studio effettuato dall’Università di Montreal e pubblicato su Neuropharmacology, una sorta di analisi di ben 120 pubblicazioni «recenti e affidabili» per tentare di dare una risposta definitiva alla domanda delle domande: «Che cosa dice veramente la scienza sulla pericolosità della cannabis?».

Ebbene, ecco cosa dice la scienza secondo l’Espresso:
«L’uso di cannabis nei ragazzi ha profondi effetti sullo sviluppo del loro cervello, che è ancora in atto; la stimolazione dei recettori dei cannabinoidi infatti (…) coinvolge anche il sistema della dopamina, molto attivo quando si instaura una dipendenza da droga. E tuttavia solo [solo?, ndr] un ragazzo su quattro sviluppa una chiara tendenza all’uso di droghe più pesanti, che può evolvere in dipendenza. In sostanza – dicono gli studi – i ragazzi più a rischio apprendono a ricorrere alle droghe leggere per automedicazione, per ritrovare un equilibrio che è stato compromesso, e da lì all’instaurarsi della dipendenza il passo è breve. Ma questo si verifica solo [solo!, ndr] nel 25 per cento degli utilizzatori».

Ciò appreso, e considerato che secondo l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze “solo” il 22,3 per cento dei giovani italiani fra i 15 e i 24 anni d’età fa uso di cannabis nel corso dell’anno (“solo” terzi in Europa dopo cechi e spagnoli), beh, ci sentiamo tutti più sollevati. #LegalizeIt.

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