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Leggere Beppe Grillo sul Fatto e scoprire che è solo il Bonaiuti di Casaleggio

aprile 17, 2013 Correttore di bozze

Per capire un po’ come ragionano Beppe Grillo e i suoi casaleggini, il Correttore di bozze è costretto a leggere il Fatto quotidiano, il primo giornale nazionale a convincersi che il famoso vaffanculo fosse un grande segno di cambiamento del paese “dal basso” (bassissimo). Non a caso Emiliano Liuzzi nell’edizione di oggi è riuscito a strappare una lunga intervista al comico genovese, che invece in genere disprezza tutti i giornalisti italiani perché ogni volta «non hanno capito» qualche cosa. Sì ma cosa? Qualcosa. Il cambiamento? Boh. Fanculo. Non ho capito.

Del resto, a quanto pare, quello intervistato da Liuzzi «non è il solito Grillo. Anche nel suo linguaggio qualcosa è cambiato. È pacato e ha ritmi più politici». O, più probabilmente, ipotizza il Correttore di bozze, è solo un po’ rintronato dalla frequentazione di Casaleggio. Ciò tuttavia non toglie che l’incontro con l’ex cabarettista «non è semplice», confessa Liuzzi, «perché Grillo è molto più abituato a fare monologhi». Dunque forse, più che da Casaleggio, è rintronato da se stesso. Comunque sia, in questa lunga intervista, il Grillo «pacato dai ritmi politici» ha avuto modo di dimostrare ampiamente il suo definitivo rincoglionimento. Il Correttore di bozze spera solo di riuscire a non alzare troppo il livello.

Liuzzi parte ovviamente «dalle cosiddette Quirinarie» – ma avrebbe voluto dire presunte Quirinarie – con le quali gli iscritti del Movimento 5 Stelle ieri hanno scelto il loro candidato alla presidenza della Repubblica: Milena Gabanelli (un’altra giornalista, ma guarda un po’). «Non mi aspettavo quel nome», ammette Grillo al Fatto. «Ero convinto che uscisse Gino Strada o, forse, Stefano Rodotà». Ma solo perché nessuno alla Casaleggio e associati aveva pensato di candidare Geronimo Stilton. In ogni caso, per Grillo «Gabanelli è un grande nome, segno che gli elettori nostri vanno già oltre rispetto a Grillo». Vanno così oltre, che la Gabanelli ha da pochi minuti declinato l’invito. In ogni caso, diceva Beppe, «questa è una cosa sensazionale». Perché se oltre Grillo c’è la Gabanelli, significa che manca poco al turno di Capitan Ventosa. La novità però c’è, ed è che «i nostri cittadini hanno scelto il loro nome, in completa autonomia. E hanno indicato una persona perbene, in grado di svolgere quel compito in grande libertà». La grande libertà con cui un correttore di bozze potrebbe mettersi a fare il neurochirurgo. E «magari», aggiunge Grillo, la Gabanelli instaurasse finalmente «la Repubblica delle manette»! Vogliamo stiparle un po’, queste benedette carceri?

Ma in fondo quello che pensa lui non è neanche tanto importante. Perché Grillo, come è noto, non influenza in alcun modo il pensiero dei suoi adepti. Ma va’ là! Lui in questa partita non gioca «nessuna carta. Sceglie la rete per me. Non scelgo io. Sono un portavoce come gli altri». Porello, è solo il Bonaiuti di Casaleggio, lui. Lasciatelo in pace. Se proprio proprio, chiedete alla rete.

Allora vedrete che anche la rete sarà d’accordo con il Grillo pacato sul fatto che uno come Prodi, per esempio, non è il capo dello Stato di cui ha bisogno l’Italia: «Non è certo l’uomo del cambiamento». Mentre è proprio di cambiamento che ha bisogno questo paese. Perciò altro che Prodi. Altro che Amato o D’Alema. «Dico a Bersani di votare Gabanelli: date questo segnale, poi vediamo. Noi abbiamo già alcune proposte, come quelle per una vera legge anticorruzione, una sul conflitto di interessi e una sull’ineleggibilità della Salma (che sarebbe Berlusconi, ndr)». Ma ve lo immaginate che spettacolo, un siffatto governo del “cambiamento”? Guerra totale a Berlusconi, sottomissione ai magistrati. Proprio quello che ci è tanto mancato in questi ultimi vent’anni. Con in più una michelasantoro bionda al Quirinale. Aridatece Diliberto.

Italiani, arrendetevi, siete circondati. Con le parole di un Beppe Grillo «pacato e dai ritmi politici», il Correttore di bozze vi avverte: ormai è fatta. La strada verso «qualcosa che sia migliore di quello che hanno oggi i miei figli» è segnata. Voi sicuramente non lo avete ancora capito, ma «il cammino è iniziato». E purtroppo «ci proveranno, a fermarci, ma il Movimento 5 Stelle non è un fenomeno isolato o passeggero». Al contrario si manifesta numeroso e persistente. Un po’ come le piattole insomma. Solo con l’aggiunta «un pizzico di utopia». Perché è vero che sembra un sogno, ammette Grillo, e magari «serviranno 25, forse 30 anni», «ma quando parlo di riduzione degli orari di lavoro, ci credo». In effetti, con un Grillo alla guida della nazione, ci vuol niente a chiudere la baracca.

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