La legge contro l’omofobia è omofoba: il ragionamento dell’Espresso è da Nobel

Non è scontato che sia tutto oro ciò che luccica nella proposta di legge che sta per essere discussa e che approderà, salvo rinvii, in aula a Montecitorio il prossimo 26 luglio. Una prima trappola, che potrebbe trasformarsi in un boomerang, è stata preparata su un piatto d’argento (secondo alcuni inconsciamente, secondo altri su indicazione furba del Vaticano) dal Pdl. Si tratta di questo: anziché modificare la legge Reale-Mancino punto per punto, il centrodestra ha indicato la strada di promulgare una norma a sé, che di fatto estenda la legge in vigore anche ai casi di omofobia e transfobia. Ecco però che, nell’impianto complessivo della legge in vigore, sono previsti alcuni reati di opinione (come la propaganda contro il genocidio nazista degli ebrei) che, se non saranno chiaramente esclusi dalla fattispecie omofobica, rischiano di introdurre reati che la Costituzione difficilmente può considerare compatibili con l’uguaglianza fra i cittadini. Mi spiego: una cosa è affermare che non vi fu lo sterminio degli ebrei, altra classificare prese di posizione omofobiche, per quanto gravi, a reati di propaganda nazista. Elemento questo che assume un rilievo ancora più pesante se si pensa che la battaglia stessa che le associazioni omosessuali combattono, giustamente, da anni è quella per affermare che l’orientamento sessuale è una condizione naturale dell’essere umano e trasversale alla società, e che quindi nulla ha a che vedere con l’etnia o la trasmissione genetica di qualsivoglia caratteristica personale. Sarebbe quindi inspiegabile che, proprio una norma a tutela dei gay, affermasse, sebbene in modo non diretto, il contrario.
Tommaso Cerno, “Omofobia, legge con trappola”, espresso.repubblica.it, 22 luglio 2013

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •