Le vite dei santi sono vite avventurose: altro che zucche cave!

A cavallo tra la fine di ottobre e i primi di novembre, come ai più non sarà sfuggito, le vetrine delle librerie e delle biblioteche hanno un po’ tutte subito la consueta invasione di ragni e pipistrelli, mentre tra gli scaffali si verificava la solita curiosa fioritura di zucche non commestibili.

Vincendo l’istintiva repulsione per tutto ciò che ha troppe zampe e vomita bava filamentosa, anche nei giorni a ridosso di Ognisanti, ho visitato uno di questi luoghi e solo per caso mi sono imbattuta in libri che parlavano di Santi. Avevano l’aria indignata: si sarebbero forse aspettati di trascorrere almeno questo ponte in bella vista su uno di quegli espositori destinati ai cosiddetti “prodotti di stagione”, invece niente! Mi è toccato ripescarli a fatica da uno scaffale parecchio alto, per riporli, d’altronde con una certa delusione.

Non sono tanti i testi che raccontano ai bambini le storie avventurose vissute da uomini e donne che la Chiesa ha indicato come esempi di fede. Pochissimi poi riescono a superare il cliché dell’enciclopedia agiografica, appena ridimensionata nei volumi e banalizzata nel linguaggio rispetto a quelle per adulti, o del libercolo dai toni sentimentali e le illustrazioni buttate lì.

Tra questi un po’ di tempo fa mi era piaciuto molto, in prima battuta, Vite avventurose di santi straordinari, edito da Rizzoli. Le illustrazioni di Marcella Brancaforte sono splendide, rievocano in modo caldo e intenso il mondo medievale in cui molte delle vicende narrate si svolgono. Si ispirano alle vetrate delle cattedrali, ma anche a certa tradizione iconografica siciliana testimoniata dalle ceramiche e dalle decorazioni dei famosi carretti e sono realizzate in una tecnica mista di cera e acquerello molto particolare. Massimo Biratti e Chicca Galli, che hanno curato i testi, si limitano, però, a raccontare delle storie che “val al pena di sentire”, senza sbilanciarsi sulla veridicità dei fatti, quindi men che meno sul loro significato. È un vero peccato, perché la confezione del volume rimane a mio avviso di ottimo livello.

Tra gli albi illustrati ricordo invece I Santi cavalieri, edito da Edizioni Messaggero, interessante, nella sua semplicità soprattutto per le illustrazioni di Loretta Serofilli, capace, con i suoi pastelli ruvidi e rarefatti, di creare tavole simili ad affreschi tirati a strappo dalle pareti inumidite e scrostate di un vecchio maniero. Le storie di Romedio, Martino, Giorgio, Giovanna, Francesco e Massimiliano sono raccontate qui da Aberto Benevelli, marito di Loretta. Benevelli presenta delle figure eroiche e appassionate e lo fa col tono fiabesco del bardo, che promette di conquistare i bambini.

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