Le tele sabbiose e criptiche di Pizzi Cannella

Non ci sono figure umane nell’opera Veduta, solo cupole e case silenziose e immobili sotto un cielo dalle nuvole inquiete, abitato da uccelli svolazzanti. La materia cromatica è densa, come tutte le opere di Pizzi Cannella (1955), dove a un linguaggio raffinato di segni criptici, a tracce simboliche ricorrenti – come gioielli, lampadari e mappe geografiche – dal significato quasi esoterico, si sostituiscono di tanto in tanto imponenti abiti femminili da cerimonia, regali, maestosi. Opere il cui impasto quasi sabbioso ricorda le più crude immagini della pittura spagnola seicentesca, ammirabili dal prossimo 19 ottobre alla Galleria Mucciaccia di Roma all’interno di un progetto che prevede tre mostre parallele nelle splendide sale del cinquecentesco palazzo Muti-Bussi: Almanacco 4, Quadreria Roma e Le Regine.

Visibili fino al 20 gennaio 2013, le cinquanta opere raccolte per l’occasione si suddividono in una collezione di carte di medio-grande formato, in una raccolta di piccole tele che tanto rimandano ai cabinet pictures di gusto fiammingo, e nei ritratti delle sovrane che rappresentano il richiamo nell’arte dell’artista al sacro mondo femminile, e che donano alla bellezza della consorte, destinata irrimediabilmente a sfiorire, una sorta di maestosa immortalità, scandita da trame di tessuti dipinti al di fuori del tempo e dello spazio.

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