Le opere di Elad Lassry non sono quello che sembrano


Una bottiglia di latte con costolette e uova, dei cuscini ricuciti bianco e arancio
, delle ciliegie in acciaio fredde e rigide: le opere di Elad Lassry, protagoniste della mostra Elad Lassry dal 6 luglio al 16 settembre 2012 al Pac (Padiglione Arte Contemporanea) di Milano, ci interrogano – come quella pipa di Magritte che dice di non essere una pipa – sul significato altro dell’oggetto quotidiano che noi vediamo e che riconosciamo come tale per abitudine. Partendo da una riflessione sull’ubiquità dell’immagine nella società contemporanea, l’artista israeliano (1977, Tel Aviv) trapiantato a Los Angeles, ha una missione ben precisa, quella di stimolare l’osservatore a ridefinire i codici visivi conosciuti e le proprie abitudini interpretative.

I soggetti delle sue foto – persone, animali e oggetti del quotidiano – sono infatti solo all’apparenza familiare, ma le loro pose e il loro collocamento insolito producono immediatamente un effetto ambiguo e straniante. E mentre la natura, gli animali e gli uomini assumono atteggiamenti plastici e di finzione, gli oggetti sembrano perdere la loro funzionalità e diventano icone che fanno il verso al mondo pubblicitario. Per chi ama le sorprese.

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