Le metamorfosi di Luca Serra

Un pittore che vorrebbe stare al posto dello spettatore per gustare da zero l’emozione di un’opera di cui “purtroppo” conosce già il retroscena. Ecco chi è padre dei quaranta calchi su tela in mostra alla Lorenzelli Arte di Milano fino al 14 aprile.

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«Non voglio che la pittura sia esattamente ciò che sono in grado di fare o di dare, ma sono affascinato dall’evento, da ciò che accade. Mi interessa che il risultato sia qualcosa che io non ho eseguito, che non sono capace di fare, ma che sia un accadimento reale di cui io sono spettatore, il primo spettatore della mia pittura». È raro trovare un pittore che scende al livello di chi osserva qualcosa creata da qualcun altro con il desiderio di voler quasi cancellare quella fase che lo ha portato al compimento della sua creazione per gustare – chiudendo la porta in faccia alla fortuna di poter conoscere cosa accade dietro le quinte – l’oggetto compiuto con tutto il mistero alle sue spalle. È Luca Serra il personaggio in questione, bolognese trapiantato in Spagna, padre dei quaranta calchi su tela che verranno esposti dal prossimo 8 marzo fino al 14 aprile alla Lorenzelli Arte di Milano.


All’interno della retrospettiva “Gris y Grandes Dibujos” che lo mette in primo piano, si potrà conoscere il lavoro di assemblaggio di Serra e scoprire la sua passione per il cemento, i pigmenti, il catrame, le polveri, le pitture. L’artista gioca con questi materiali che reagiscono fra loro trasformandosi, dando vita a qualcosa di completamente diverso dalla sua essenza originaria. È l’idea della metamorfosi ad affascinarlo e ad affascinarci. L’idea, lasciando da parte Ovidio, che una serie di eventi –  seppur da noi provocati – possono dare luce a qualcosa che si stacca totalmente dal nostro controllo e dalla nostra originaria intenzione.

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