Le difficoltà della vita ci ricordano il bisogno di Lui

terremoto amatrice

Rubrica tratta dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Dio non è un accessorio. La telecamera posteriore dell’auto per la marcia indietro è un accessorio, ma Dio non è un optional. Non è sensato pensare a Dio saltuariamente e in casi specifici. È noto che in un aereo che cade non ci sono atei… e neppure durante un terremoto. In quelle circostanze tutti pregano. Che senso ha rivolgersi a Dio soltanto allora? In fondo la nostra vita ha molto in comune con un aereo che cadrà e con un destino traballante.

Allora perché mi devo narcotizzare con false sicurezze? Un motivo c’è. Io vorrei bastare a me stesso, vorrei essere artefice di tutto ciò che mi accade, ma non è così. Gli inconvenienti e le difficoltà della vita portano un messaggio positivo: mi dicono che io sono una creatura che ha bisogno del creatore.

Dio ha voluto prender posto fra di noi con Gesù che nasce nelle maggiori difficoltà possibili: un parto fuori casa, in condizioni precarie. Subito dopo una fuga, e poi non ha avuto dove posare il capo… e infine è morto sulla croce. Più contrarietà di così… Ma stranamente seguendo Lui sarò felice. Lui mi ha aperto la strada per vivere con umiltà.

Quasi certamente patirò meno di Lui, anzi la mia vita sarà piena di gioia perché redenzione significa un rapporto vero, cordiale, umano con Dio e con gli altri, con l’umorismo di saper sorridere sui miei limiti. La Provvidenza provvede e, dopo la difficoltà, spunta il sole. Il rapporto con Dio è la cosa più sensata che io possa fare. Dopo la morte viene la resurrezione. Dio non è un accessorio.

Foto Ansa

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